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Omicidio Sciacchitano, otto rinvii a giudizio per boss e gregari

Il giovane venne ucciso con dieci colpi di pistola il 3 ottobre dello scorso anno in via della Conciliazione. A processo esponenti di spicco della famiglia mafiosa della Guadagna, tra mandanti ed esecutori materiali

Otto rinvii a giudizio per l’omicidio di Mirko Sciacchitano, il giovane ucciso con dieci colpi di pistola il 3 ottobre dell’anno scorso in via della Conciliazione, ma anche per il ferimento di Antonio Arizzi, che era casualmente accanto alla vittima, e per associazione mafiosa. Il gup Lorenzo Janelli ha infatti disposto il processo per il boss della Guadagna Salvatore Profeta, il figlio Antonino, il genero Francesco Pedalino, suo figlio Gabriele, per i boss Natale Giuseppe Gambino e Giuseppe Greco, nonché per Domenico Ilardi e Lorenzo Scarantino. Erano stati tutti arrestati nell’ambito di due diverse operazioni dei carabinieri, “Stirpe” e “Torre dei Diavoli”, messe a segno tra novembre e dicembre dell’anno scorso. Il dibattimento inizierà il 16 gennaio davanti alla prima sezione della Corte d’Assise.Mirko Sciacchitano-2

Quella del 3 ottobre 2015 fu una giornata tragica. Prima, nel pomeriggio, venne gambizzato Luigi Cona, davanti alla sua rosticceria di via dell’Allodola, poi – circa tre ore dopo – venne eliminato Sciacchitano (nella foto a destra), davanti a un centro scommesse di via della Conciliazione: dieci colpi di pistola, alcuni dei quali sparati a distanza ravvicinata e alla testa, dopo che il ragazzo aveva cercato inutilmente di sfuggire ai suoi assassini scavalcando una recinzione.

I due episodi, come hanno poi ricostruito gli investigatori, sarebbero strettamente legati tra loro e deriverebbero da frizioni molto pesanti all’interno del clan di Santa Maria di Gesù. Sciacchitano, infatti, sarebbe andato con Francesco Urso, figlio del già condannato per mafia Giuseppe Urso, a regolare un conto in sospeso con Cona. Urso, nonostante i rimproveri, si sarebbe mosso in maniera del tutto autonoma nella famiglia mafiosa e avrebbe ferito l’uomo senza alcuna autorizzazione da parte del clan. Sciacchitano avrebbe avuto l’unica colpa di averlo accompagnato e per questo, qualche ora dopo, era stato eliminato.

“Era un bravo ragazzo, uno onesto, non c’entrava nulla”, ammette lo stesso Urso in un’intercettazione, nella quale definisce gli assassini – di cui fa i nomi – “quattro cornutazzi”. Contro Francesco Urso, viste le sue parentele mafiose, la ritorsione dei boss per il ferimento non autorizzato di Cona era stata più lieve: era stato costretto a trasferirsi a Milano, a sparire dalla circolazione per un po’. (LE INTERCETTAZIONI - VIDEO)

Secondo la ricostruzione della Procura – le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Francesca Mazzocco, Sergio Demontis e Gaspare Spedale – i mandanti dell’omicidio di Sciacchitano sarebbero Salvatore Profeta e Gambino, che si sarebbero prima consultati con Greco. Gli altri imputati, invece, sono ritenuti gli esecutori materiali del delitto.

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