Martedì, 23 Luglio 2024
Mafia Zisa

L'agguato e l'omicidio del boss Incontrera alla Zisa, rinviato a giudizio il killer reo confesso

Salvatore Fernandez, che aveva ammesso di essere l'autore del delitto avvenuto in via Imperatrice Costanza il 30 giugno scorso, ha chiesto di poter essere processato con il rito abbreviato. Il giudice ha respinto l'istanza ritenendo sussistente l'aggravante della premeditazione, che impedisce di ricorrere ai riti alternativi

L'aggravante della premeditazione impedisce di accedere al rito abbreviato a Salvatore Fernandez, reo confesso dell'omicidio di Giuseppe Incontrera, considerato una figura di spicco del clan di Porta Nuova ed eliminato a colpi di pistola il 30 giugno dell'anno scorso in via Imperatrice Costanza, alla Zisa. L'imputato - come disposto dal gup Ermelinda Marfia che ieri lo ha rinviato a giudizio - sarà processato dalla Corte d'Assise a partire dal prossimo mese di luglio.

Il difensore di Fernandez, l'avvocato Salvatore Ferrante, ha sostenuto che il delitto non sarebbe stato pianificato e per questo ha chiesto al giudice di processare l'imputato con il rito alternativo, al fine di fargli ottenere lo sconto di un terzo della pena. Ma il gup ha invece ritenuto valida la ricostruzione del procuratore aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Giovanni Antoci, Gaspare Spedale e Luisa Bettiol. La famiglia della vittima non si è costituita parte civile.

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Nonostante il contesto e il fatto che di lì a poco Incontrera avrebbe dovuto essere arrestato per mafia, la Procura non ha contestato l'aggravante mafiosa, ma il fatto che l'omicidio sarebbe stato pianificato con cura e nei dettagli sì.

Il ruolo di Incontrera, vicinissimo alle famiglie che storicamente hanno guidato il clan di Porta Nuova, cioè i Lo Presti e i Di Giovanni, era emerso solo dopo l'agguato, con il blitz "Vento". La vittima si sarebbe occupata soprattutto di gestire lo smercio di droga. Ma la sua uccisione sarebbe maturata per motivi diversi, che l'imputato, pur avendo confessato, non ha mai chiarito.

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Fernandez è imparentato con il pentito Fabio Fernandez, che nel 2017 confessò di aver ucciso il boss di Santa Maria di Gesù Giuseppe Calascibetta, assassinato con un colpo di pistola alla testa il 19 settembre del 2011 in via Bagnera, a Belmonte Chiavelli. L'imputato prima del delitto era stato arrestato due volte per droga, nel 2007 e nel 2014, nell'ambito dell'inchiesta "Horus". Ed infatti fu proprio questa la prima pista battuta dai carabinieri, cioè quella delle frizioni per la gestione dello spaccio, che però poi venne scartata.

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In base alla ricostruzione dell'accusa, Fernandez la mattina del 30 giugno scorso aveva affiancato con il suo scooter la vittima, che era sulla sua bicicletta elettrica, e gli aveva sparato diversi colpo di calibro 22. "Sono stato io, me ne assumo la responsabilità" disse poi ai pm quando si costituì, senza aggiungere altro. Durante l'interrogatorio di garanzia decise poi di avvalersi della facoltà di non rispondere.

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