Mafia Zisa

L'omicidio del boss Di Giacomo visto dal figlio di 8 anni: "Mi disse di scappare ma vidi chi gli sparò"

Il retroscena del delitto del 2014 alla Zisa per il quale è stato arrestato un altro mafioso, Onofrio "Tony" Lipari: "Un uomo piuttosto grasso colpì mio padre alle spalle e alla nuca". Per il pentito Alessio Puccio il mandante sarebbe Tommaso Lo Presti "u Gabibbo": la vittima "si sentiva troppo onnipotente e gli aveva dato uno schiaffo"

Gli disse di scappare e lui, che allora aveva appena 8 anni, girandosi "un attimo" nella fuga, vide comunque l'uomo che sparò i colpi di pistola e che uccise suo padre. La testimonianza di quel bambino, oggi adolescente, figlio del boss di Porta Nuova Giuseppe Di Giacomo, fu raccolta dagli investigatori una settimana dopo l'omicidio, il 19 marzo del 2014. E contiene anche una descrizione del killer "poco più alto di mio padre, piuttosto grasso". I nomi dei presunti autori del delitto li ha fatti, nel 2021, il pentito Alessio Puccio: Onofrio "Tony" Lipari e Tommaso Lo Presti "u Gabibbo".

"Chi tocca i Lo Presti muore"

Nell'ordinanza di custodia cautelare del gip Filippo Serio, che ieri pomeriggio ha fatto tornare in carcere Lipari che era tornato libero da poco, dopo una condanna a 12 anni per mafia. Per il procuratore aggiunto Paolo Guido, che coordina l'indagine dei carabinieri, sarebbe stato lui ad ammazzare Di Giacomo, su ordine di Lo Presti (per il quale il giudice non ha però ravvisato elementi sufficenti per l'arresto), col quale la vittima avrebbe avuto diversi scontri e di cui soprattutto avrebbe preso il posto a capo del mandamento. "Chi tocca i Lo Presti e i Pispicia - questo sarebbe stato detto a Puccio - muore".

"Ero con mio padre, il primo colpo arrivò sul parabrezza..."

Il figlio di Di Giacomo era con lui in macchina il giorno dell'omicidio, il 12 marzo 2014, in via Eugenio l'Emiro, alla Zisa. La Smart sarebbe stata colpita già in via Zisa. "Ero presente con mio padre a bordo della Smart - aveva detto il giovane agli inquirenti - al momento in cui la vettura è stata colpita nel parabrezza anteriore da un colpo di pistola. Eravamo appena usciti dal negozio di barbiere e andavamo verso il Castello della Zisa. Un uomo, poco più alto di mio padre, piuttosto grasso, con un giubbotto nero, jeans, un borsello nero, guanti neri, con casco nero e blu, visiera abbassata, a bordo di una moto X-Max di colore scuro, ci ha incrociato e ha sparato un primo colpo di pistola al parabrezza e due successivi colpi uno dal mio lato e l'altro dal lato di mio padre". 

Le intercettazioni che incastrano il killer: "A quello l'ammazzò Tony"

"Scappando l'ho visto: gli ha sparato alla nuca e alle spalle"

Da quel momento il tentativo di fuga e soprattutto di mettere in salvo il bambino da parte di Di Giacomo: "Immediatamente mio padre mi ha detto di abbassarmi ed ha cominciato la fuga. Ad un certo punto mio padre ha accostato e mi ha detto di scappare. E' sceso dalla macchina e io girandomi un attimo ho visto l'individuo esplodere due altri colpi di pistola, uno alle spalle e uno alla nuca. Io sono scappato verso casa di mia nonna e sono stato raccolto da un'amica di mia madre".

Il pentito Puccio: "Sono certo di sapere chi ha ucciso Di Giacomo"

Il 25 maggio del 2021, il pentito Alessio Puccio aveva detto ai pm: "Sono certo di sapere chi ha ucciso Di Giacomo. Me lo ha detto una persona che era coinvolta. L'ordine era di Tommaso Lo Presti 'u Gabibbo'". E spiegava: "Sono stato arrestato per una rapina e ho trovato Fabio Pispicia in sezione. Lui già sapeva che facevo parte dell'organizzazione. Lui era stato arrestato perché avevano trovato una macchina in piazza Lolli con due pistole all'interno. Le armi erano state mandate al Ris per capire se erano compatibili con quelle utilizzate nel corso dell'omicidio Di Giacomo. Lui mi ha detto che l'omicidio lo aveva commesso Onofrio Lipari per ordine di Tommaso Lo Presti. E sapeva che le armi e la moto usate per l'agguato erano state fatte sparire. Lui stesso, per ordine di Tommaso Lo Presti, aveva distrutto armi e moto".

"Era diventato troppo assoluto, per questo scattò la furia..."

Puccio racconta anche di essere stato uno dei primi ad arrivare sul luogo del delitto, assieme a Tony Di Giovanni (figlio di Tommaso, ndr): "Abbiamo visto Giuseppe a terra sparato e il fratello che urlava. Poi sulla moto Tony diceva che sapeva che c'erano state discussioni e che lo volevano ammazzare, ma non pensava lo avrebbero fatto sul serio. Una sera non distante dall'omicidio ho visto Gioacchino e Salvatore Pispicia e mi dicevano che chi sbaglia con i Lo Presti e con i Pispicia muore". 
L'ex soldato del clan di Porta Nuova riferiva anche il presunto movente dell'omicidio: "Perché Di Giacomo era diventato troppo assoluto, perché essendo che suo fratello Giovanni gli dava le direttive dal carcere (sta scontando l'ergastolo, ndr), lui si sentiva troppo onnipotente e aveva dato uno schiaffo a Tommaso Lo Presti, per questo scatta la furia...".

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