Impose il pizzo e uccise un uomo nel 2006, pena ridotta in appello per il pentito Sollima

La condanna passa da 20 a 14 anni per il collaboratore di giustizia: i giudici gli hanno riconosciuto la speciale attenuante anche per l'uccisione di Girolamo Bruno, avvenuta ad Aquino, e non solo per le estorsioni. Ribaltata la sentenza anche per tre imprenditori, assolti dall'accusa di favoreggiamento

Il palazzo di giustizia

Ridotta in appello da 20 a 14 anni la pena inflitta al collaboratore di giustizia bagherese Salvatore Sollima, sotto processo per associazione mafiosa, per l'omicidio di Girolamo Bruno, avvenuto il 28 giugno del 2006 nella zona di Aquino, a Monreale, e per una serie di estorsioni. Il collegio della Corte d'Assise presieduto da Mario Fontana ha poi deciso di ribaltare il verdetto scagionando tre imprenditori accusati favoreggiamento perché - secondo l'accusa - avrebbero negato di aver ricevuto richieste di pizzo. In primo grado erano stati invece condannati a un anno e 4 mesi.

I giudici hanno accolto le richieste degli avvocati Monica Genovese, che assiste il pentito, e degli avvocati Salvatore Ferrante, Daniele Piscitello e Salvatore Sanfilippo, che difendono gli altri imputati, Carmelo e Pietro Ribaudo, padre e figlio, e Franco Scalzo. La sentenza emessa in primo grado a luglio dell'anno scorso con il rito abbreviato dal gup Maria Cristina Sala è stata profondamente rivista in appello. I giudici hanno prima di tutto concesso l'attenuante prevista per i collaboratori di giustizia a Sollima anche in relazione all'omicidio (e non solo per le estorsioni come deciso dal gup): questo fa venire meno anche i 3 anni di sorveglianza speciale e la perdita della potestà genitoriale, inflitte in precedenza a Sollima. L'avvocato Genovese ha peraltro rimarcato come il pentito avesse deciso di collaborare con la giustizia proprio per garantire un futuro migliore alla figlia e che in questo modo invece quel rapporto era stato messo a rischio.

Per quanto riguarda gli imprenditori, in prima battuta avevano negato di aver ricevuto richieste di pizzo, temendo ritorsioni da parte dei boss. Poi avevano ammesso di aver pagato ma solo su sollecitazione di Sollima, senza indicare i suoi presunti complici. Ed è proprio per questo motivo che il gup li aveva condannati. Nel processo d'appello i tre imputati hanno confermato questa versione, sostenendo che non potevano sapere chi fossero gli ipotetici complici del pentito. Così per i giudici è venuta meno l'accusa di favoreggiamento.

Sollima, che collabora con la giustizia dal 2015, aveva confessato l'omicidio di Bruno, 31 anni, sposato e padre di una bimba molto piccola all'epoca del delitto, cioè nel 2006. Secondo il pentito, l'uomo sarebbe stato ucciso nella sua villetta di Aquino perché coinvolto in un traffico di droga tra la Campania e la Sicilia. Il mandante dell'omicidio come ha dichiarato Sollima sarebbe stato il boss di Santa Maria di Gesù, Rosario Profeta. Dichiarazioni alle quali, però, non è stato trovato alcun riscontro, tanto che Profeta non è mai finito a giudizio per questa vicenda. Il collaboratore aveva comunque confessato il delitto senza che vi fosse alcun sospetto o prova a suo carico.
 

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