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Martedì, 17 Maggio 2022
Mafia Tribunali-Castellammare

Omicidio Fragalà, l'accusa crede ad un altro pentito: chiesta la condanna dei 6 imputati in appello

La requisitoria per il delitto che risale al febbraio del 2010. In primo grado erano stati condannati solo in 4 ed erano arrivate 2 assoluzioni, perché i giudici avevano ritenuto "inattendibile" il collaboratore "di punta" dei pm, Francesco Chiarello. Ora i magistrati si uniformano a questa lettura e ritengono invece valide le dichiarazioni di Antonino Siragusa

Condannare tutti gli imputati. E' questa la richiesta formulata stamattina dalla Procura generale alla Corte d'Assise d'Appello, davanti alla quale si sta svolgendo il processo di secondo grado per l'omicidio dell'avvocato Enzo Fragalà, massacrato a bastonate sotto al suo studio, in via Turrisi, a due passi dal Palazzo di giustizia, e morto tre giorni dopo, il 26 febbraio del 2010.

Nello specifico, il sostituto procurarore generale Carlo Marzella ed i sostituti Francesca Mazzocco e Bruno Brucoli, applicati per l'appello, hanno invocato l'ergastolo per Antonino Abbate (ha avuto 30 anni in primo grado), 30 anni per Francesco Arcuri (ne aveva avuti 24), 28 anni per Salvatore Ingrassia (ne aveva avuti 22), 24 anni ciascuno per Paolo Cocco e Francesco Castronovo (erano stati entrambi assolti) e 14 anni per Antonino Siragusa (aveva avuto la stessa pena).

Un omicidio di mafia, una punizione dei boss, ha stabilito il 23 marzo del 2020, con la prima sentenza, la Corte d'Assise presieduta da Sergio Gulotta: il noto penalista sarebbe stato infatti ucciso perché era "uno sbirro" e per dare un segnale inequivocabile "a tutta l'avvocatura palermitana". Un primo punto a cui si era arrivati a ben 10 anni dal delitto.

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I giudici avevano però ricostruito i fatti in maniera diversa rispetto alla Procura, ritenendo del tutto "inattendibile" il pentito "di punta" dell'accusa, Francesco Chiarello, che avrebbe avuto - così c'era scritto nelle 670 pagine di motivazione della sentenza - un comportamento "inquietante" ed "allarmante", avendo dimostrato "di saper perfettamente costruire nei minimi particolari un racconto che, per sua stessa ammissione, era tuttavia falso". Fu proprio sulla scorta delle dichiarazioni di Chiarello che, nel 2017, dopo che l'inchiesta era stata archiviata, vennero arrestati i sei imputati.

Fu sempre lui, Chiarello, a chiamare infatti in causa Paolo Cocco e Francesco Castronovo (difesi dagli avvocati Rosanna Vella, Edi Gioè e Debora Speciale), che mai erano comparsi prima sulla scena del delitto, e che in primo grado furono infatti del tutto scagionati. Perché i giudici credettero a un'altra versione (per molti versi incompatibile), quella di Antonino Siragusa, imputato per l'omicidio e aspirante pentito mai diventato tale: i pm, invece, non gli avevano infatti creduto. Siragusa, che si era autoaccusato del delitto, aveva del tutto escluso la presenza di Cocco e Castronovo.

Stamattina, durante la requisitoria, i magistrati hanno invece affermato di aver sempre creduto alla versione di Siragusa e hanno sostanzialmente "mollato" Chiarello, uniformandosi alle motivazioni di primo grado. Tuttavia hanno comunque chiesto la condanna di Cocco e Castronovo perché ritengono che la loro partecipazione all'omicidio sarebbe dimostrata anche da altri elementi (soprattutto intercettazioni) e non solo dalle dichiarazioni di Chiarello.

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