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Mafia Montegrappa-Santa Maria di Gesù / Piazzale Anelli, 5

L'omicidio dimenticato di Filadelfio Aparo, il "radar" che scovava i latitanti crivellato a Medaglie d'Oro

Era la mattina dell'11 gennaio 1979, 43 anni fa esatti: la mafia eliminava il sottufficiale della polizia sotto casa, in piazzale Tenente Anelli. Oggi Orlando lo ha ricordato: "Era un eroe solitario. Su questo delitto sono ancora troppi i buchi neri, continuiamo a chiedere verità e giustizia"

Ucciso a colpi di lupara sotto casa, in piazzale Tenente Anelli, nel cuore di Medaglie d'Oro, "periferia" del Villaggio Santa Rosalia. E' la tragica fine di Filadelfio Aparo, sottufficiale della polizia, eliminato dalla mafia. Era la mattina dell'11 gennaio 1979. Oggi sono passati 43 anni esatti. Nato a Lentini, arrivò da giovane alla Questura di Palermo, dove operò inizialmente nella sezione antirapina per poi passare nella squadra Catturandi, fino a diventare vicebrigadiere della Squadra mobile della Pubblica sicurezza.

Fu assassinato all'età di 43 anni. Lasciò la moglie Maria Natalia e tre figli, Vincenzo di 10 anni, Francesca di 5 e Maurizio di appena un anno. E quella tragica mattina proprio la moglie e Vincenzo erano sul balcone di casa per salutarlo. Aparo arrivò all’altezza della sua auto e venne travolto da una pioggia di proiettili calibro 38. Per quell'omicidio, appena un mese dopo, venne incolpato Giuseppe Ferrante, "stigghiolaro" di 23 anni, sbattuto all'Ucciardone nonostante alcuni mafiosi l'avessero poi "scagionato".

Aparo - braccio destro di Boris Giuliano - era impegnato in delicate indagini sull'organizzazione delle cosche mafiose palermitane. Era considerato il più bravo nella ricerca dei latitanti. Un vero e proprio segugio. Al punto che i colleghi lo chiamavamo "Radar". Un omicidio fin troppo dimenticato dalle istituzioni. Oggi il sindaco Leoluca Orlando ha voluto ricordarlo. 

"Con tenacia e spiccato senso del dovere - dice il primo cittadino - Aparo ha contribuito al cammino di liberazione della città dal governo della mafia. Ha fatto parte di quella squadra di eroi solitari, la Catturandi, in trincea nella lotta a Cosa Nostra e avamposto di legalità e giustizia. Quarantatré anni dopo, però, sono ancora troppi i buchi neri sull'omicidio di Aparo. Per questo dobbiamo coltivare la memoria e continuare a chiedere verità e giustizia per la sua famiglia e per i suoi colleghi che ne hanno raccolto l'eredità". In suo ricordo è stato piantato un albero nel Giardino della Memoria che ricorda le vittime della mafia a Palermo. 

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