Mafia Resuttana-San Lorenzo

I genitori di Claudio Domino chiedono giustizia, il procuratore Lo Voi li incontrerà

Graziella Accetta stamattina è tornata a protestare davanti al tribunale, dopo aver appreso dalla tv che nell'omicidio di suo figlio, ucciso ad appena 11 anni nel 1986, potrebbe essere implicato Giovanni Aiello, alias "faccia da mostro"

I genitori di Claudio Domino, Graziella Accetta e Ninni Domino

La protesta di Graziella Accetta, la madre del piccolo Claudio Domino, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 ottobre del 1986, ha dato un primo frutto: nei prossimi giorni sarà infatti ricevuta assieme al marito, Ninni Domino, dal procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi. I genitori del ragazzino, dopo quasi 35 anni senza verità né giustizia, vogliono sapere da chi e perché è stato ammazzato il loro bambino, che all'epoca aveva appena 11 anni.

Come aveva raccontato PalermoToday lunedì scorso, Graziella Accetta aveva già protestato davanti al palazzo di giustizia, chiedendo di essere ascoltata dal procuratore generale Roberto Scarpinato, perché aveva appreso dalla televisione che nell'omicidio di suo figlio sarebbe coinvolto Giovanni Aiello, il poliziotto ormai deceduto più noto alle cronache come "faccia da mostro".

La madre del bambino aveva raccontato a questo giornale: "Nessuno ci ha mai informato di questa pista, non siamo mai stati convocati da una Procura, l'abbiamo appreso l'altra sera sera, guardando il programma 'Atlantide' su La7, in cui si è sostenuto che Luigi Ilardo (l'ex boss di Caltanissetta ucciso nel 1996, dopo che aveva deciso di collaborare con la giustizia, ndr) avrebbe rivelato all'allora colonello dei carabinieri Michele Riccio che tra gli omicidi compiuti da Aiello ci sarebbe anche quello di mio figlio". Per Graziella Accetta "è un varco che si apre, una possibilità per cercare di arrivare finalmente alla verità".

Stamattina i genitori del bambino sono tornati a protestare davanti al palazzo di giustizia, appendendo anche alcuni cartelloni. A sostenerli anche altri famigliari di vittime di mafia, come Luciano Traina, fratello di Claudio, che era nella scorta di Paolo Borsellino, e Antonio Vullo, sopravvissuto alla strage di via D'Amelio. Poi è arrivata la comunicazione del procuratore della Repubblica.

Claudio Domino venne ucciso in una strada di San Lorenzo che oggi porta il suo nome. Secondo i testimoni a sparare sarebbe stato un uomo arrivato su una moto con un casco integrale, dal quale qualcuno avrebbe intravisto dei capelli lunghi biondi. Che potrebbero essere compatibili con quelli di Aiello. Il delitto avvenne in pieno Maxiprocesso e fu dirompente.

I genitori del bambino avevano vinto l'appalto per la pulizia dell'aula bunker dell'Ucciardone, dove si svolse il dibattimento, e Giovanni Bontate, fratello del boss Stefano, tenne infatti a chiarire alla Corte d'Assise: "Noi non c'entriamo nulla". Ammettendo di fatto l'esistenza di un'organizzazione criminale, Cosa nostra, fino ad allora sempre negata. Il caso del piccolo Claudio, però, è sempre rimasto un mistero. Si era ipotizzato anche che il bambino potesse essere stato lo scomodo testimone di un qualche affare legato alla droga, l'indagine comunque venne archiviata e mai più riaperta.
 

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