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Quarant'anni fa l'omicidio di Calogero Zucchetto, il giovane "sbirro" che dava la caccia ai latitanti

Il poliziotto della Mobile venne assassinato vicino al bar Collica di via Notarbartolo. Il ricordo del suo capo pattuglia, Pippo Giordano: "Passavamo giorni a fare appostamenti a Ciaculli, ma al suo funerale la città non c'era e la mafia mise anche in giro la voce che fosse stato ucciso per una storia di 'fimmini' che con le indagini smontammo"

Aveva appena 27 anni quando fu assassinato con cinque colpi di pistola alla testa, eppure il contributo di Calogero Zucchetto, da poliziotto della squadra mobile, nella lotta contro Cosa nostra è stato fondamentale. Venne ucciso proprio 40 anni fa, la sera del 14 novembre 1982, mentre si trovava vicino al bar Collica, in via Notarbartolo: un commando non gli lasciò scampo e gli fece pagare le ore interminabili di appostamenti e i suoi giri per la borgata di Ciaculli a caccia di latitanti.

Insieme al commissario Ninni Cassarà, che verrà eliminato ad agosto del 1985, collaborò allo storico "Rapporto Greco Michele+161", basato anche sulle confidenze del pentito Totuccio Contorno, in cui venivano ricostruiti non solo i nuovi assetti delle cosche, ma anche un quadro della seconda guerra di mafia, iniziata proprio in quei mesi, e che confluì poi nel Maxiprocesso.

Pippo Giordano, anche lui poliziotto della Mobile, fu capo pattuglia di Lillo Zucchetto e in una lettera inviata a PalermoToday ha voluto ricordare il collega con cui passò ore ed ore, per ben due mesi, appostato sul costone che sovrasta Ciaculli. "Oggi è un giorno tristissimo per me - scrive Giordano - perché proprio 40 anni fa veniva brutalmente assassinato Lillo Zucchetto. Io ero il capo pattuglia di Lillo e insieme per ben due mesi rimanemmo appostati sul costone che sovrasta Ciaculli. Iniziavamo la mattina presto e smettevamo all'imbrunire. Lo scopo era la cattura di Salvatore Montalto, boss di Villabate e uomo fidatissimo di Totò Riina".

Appostamenti che, come ricorda ancora Giordano, diedero i loro frutti: "L'arresto di Montalto avvenne la mattina del 7 novembre 1982", una settimana prima dell'omicidio di Zucchetto. Ma Giordano si sofferma anche sul funerale di Zucchetto: "Al funerale di Lillo, non c'erano cittadini palermitani, eravamo solo noi e la frase ricorrente che si sentiva tra la gente era 'sunnu fatti di iddi', ovvero di noi poliziotti. E come da prassi la mafia mise in giro la voce che Lillo era stato ammazzato per motivi di 'fimmini'...".

Giordano spiega che furono anche compiuti degli accertamenti su questa presunta pista passionale: "Io stesso raccolsi questa menzogna e poiché si faceva riferimento a una donna che abitava nel condominio di Giovanni Falcone, poco distante dal bar dove Lillo era stato ucciso, l'allora sostituto procuratore Agata Consoli ci diede l'autorizzazione per intercettare l'utenza della donna. L'ascolto delle telefonate costrinse sia me che Ninni Cassarà a volare a Roma per bloccare una persona in partenza da Fiumicino. La interrogammo e finalmente escludemmo con certezza che il movente della morte di Lillo potesse essere legato a 'fimmini'. Cosa che era solo una calunnia mafiosa".

Durante i giri in motorino per le strade di Ciaculli, assieme a Cassarà, incontrò anche Pino Greco "scarpuzzedda" e Mario Prestifilippo, tra i killer più sanguinari di Cosa nostra. I due riconobbero Zucchetto e sfuggirono così alla cattura. Per l'omicidio del poliziotto vennero poi condannati - nel processo "Tempesta" - proprio Greco, Prestifilippo e Giuseppe Lucchese.

A Zucchetto, che era originario di Sutera, in provincia di Caltanissetta, è stata conferita anche la Medaglia d'Oro al valor civile perché "mentre conduceva una delicata operazione investigativa al fine della ricerca e della cattura di pericolosi latitanti, nel quadro della lotta alla criminalità organizzata, in un vile e proditorio agguato tesogli da ignoti criminali, veniva fatto segno a numerosi colpi mortali di arma da fuoco immolando così la giovane vita ai più alti ideali al servizio delle Istituzioni".

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