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Venerdì, 20 Maggio 2022
Mafia

Mafia a Palermo, la Dia disegna la mappa: "Al comando 8 mandamenti e 33 famiglie"

La Direzione investigativa nella sua relazione al parlamento relativa al primo semestre del 2021 parla "del riassetto degli equilibri tra le famiglie dei diversi clan in assenza di una struttura di raccordo al vertice". Pestaggi a chi rapinava senza l'ok dei boss e l'ascesa dei nigeriani

"Le inchieste giudiziarie se da un lato confermano come la struttura di Cosa nostra sia rimasta perlopiù immutata nel tempo sotto l’aspetto dei ruoli e delle articolazioni territoriali, dall’altro evidenziano l’assenza di un’egemonia indiscussa di una sola famiglia o da un solo gruppo criminale". Comincia così la relazione semestrale della Dia sulla mafia a Palermo e provincia. "Cosa nostra - dicono dalla Dia - potrebbe, nel tempo, rimodularsi secondo una struttura non più verticistica ma tendere ad un processo più orizzontale caratterizzato dal riassetto degli equilibri tra le famiglie dei diversi mandamenti in assenza di una struttura di raccordo di comando al vertice. Questa criticità derivante dalla presenza di nuove figure di spicco che si innalzano a capi sebbene non sempre riconosciute come tali dagli anziani uomini d’onore detenuti o da poco tornati in libertà potrebbe, nel tempo, originare problemi di convivenza per le difficolta generazionali esistenti tra coloro che sono ancorati alle tradizionali regole e coloro che sono meno propensi a riconoscere gli autorevoli vertici del passato.

La mafia a Palermo: 8 mandamenti e 33 famiglie

La Direzione investigativa antimafia nella sua relazione al parlamento relativa al primo semestre del 2021, aggiunge: "Le attività investigative concluse danno conferma dell’attività e della resilienza dei clan che continuano a incidere sul territorio in tutti gli ambiti criminali reinvestendo le ricchezze illecitamente accumulate in attività economiche. Minimo invece continua ad essere il ricorso alla violenza da parte delle organizzazioni mafiose presenti sul territorio. Riguardo all’architettura della realtà mafiosa non risultano variazioni in quanto la città di Palermo continua a essere suddivisa in 8 mandamenti, composti da 33 famiglie e la provincia ancora strutturata in 7 mandamenti, composti da 49 famiglie".

L’imposizione del pizzo resta sempre “necessaria” per rimpinguare le casse dei clan e per il sostentamento delle famiglie dei detenuti resta costante sia nel capoluogo, sia in provincia. Emblematica è l'operazione Bivio dei carabinieri datata 26 gennaio 2021 che ha fatto emergere "l’asfissiante pressione estorsiva cui erano sottoposti gli operatori economici del territorio di egemonia del mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale". L’inchiesta "evidenziava inoltre la mancanza di condivisione della
governance in Cosa nostra palermitana e il mancato rispetto delle tradizionali regole di successione nelle articolazioni mafiose".

Pestaggi a chi rapinava senza l'ok della mafia

Altri episodi di natura estorsiva sono stati svelati nel territorio del mandamento di Pagliarelli con l’operazione “Brevis” conclusa dai carabinieri tra il 4 e il 14 aprile 2021 con l’arresto del reggente del mandamento nel momento in cui faceva rientro a Palermo
dopo circa un anno di permanenza in Brasile. In questo ambito veniva documentato come il boss avesse esercitato prima della sua partenza per quel Paese un ferreo controllo del territorio di competenza mediante il taglieggiamento di operatori economici della zona. L’indagine ha messo inoltre in luce come il clan mafioso sostituendosi alle istituzioni statali garantisse "l’ordine pubblico sul territorio al posto dello Stato ad esempio autorizzando e prendendo parte al violento pestaggio ai danni di autori di una rapina non autorizzata dai vertici del mandamento".

In pratica il clan assicurava “protezione” ad alcune attività commerciali riconducibili a persone ritenute vicine all’ambiente mafioso. L’attività investigativa ha consentito infine di evidenziare come, negli ultimi anni, la “competenza territoriale” dei mandamenti e delle famiglie risulti meno rigida rispetto al passato variando in base a equilibri di potere e ai conseguenti accordi “inter-mandamentali”. Molto spesso si assiste a un “prestito di manovalanza” tra i vari mandamenti palermitani. 

Cosa nostra, il Covid e il lockdown

Durante la pandemia da Covid ed in particolare nei mesi del lockdown Cosa nostra avrebbe cercato di recuperare e accrescere il proprio consenso sul territorio anche mediante forme di sostegno nei confronti di famiglie, esercenti e imprenditori in crisi di liquidità e puntando pertanto ad incrementare il proprio patrimonio sociale investendo in attività di “sussitenza” in grado di assicurare una crescita del tasso di consenso tra la popolazione dei quartieri o dei  comuni palermitani. Le attività estorsive nel semestre vengono comunque poste in essere anche da criminali comuni e non direttamente legati a Cosa nostra. Al riguardo l’indagine “Tonsor” del 10 giugno 2021 ha consentito di disarticolare un’organizzazione criminale dedita all’erogazione di prestiti di denaro con l’applicazione di tassi di interesse anche di tipo usurario nei confronti di una vasta platea di soggetti orbitanti
nell’area palermitana e romana. Parte dei proventi illeciti sarebbero stati poi riciclati in un’attività economica nel settore della ristorazione nel palermitano.

Mafia nigeriana leader nel settore degli stupefacenti

Cosa nostra "non è l'unica matrice criminale di tipo mafioso" attiva in Sicilia: nel versante occidentale "conserva un'immutata egemonia benché si registri la presenza molto attiva di gruppi criminali di etnia nigeriana operanti soprattutto nel capoluogo". "Anche in questo quadrante la mafia nigeriana è ben radicata e particolarmente attiva in diversi settori criminali", si legge ancora. Secondo la Dia "la coesistenza di diverse matrici mafiose si fa convivenza laddove sullo stesso territorio si giunge ad accordi utilitaristici in uno o più settori di cointeressenza confermando ulteriormente la tendenza, già emersa in passato, a rinunciare alla violenza e ai conflitti cruenti in favore di una predilezione per gli affari".

I rapporti tra la mafia tradizionale e quella nigeriana rappresentano per gli investigatori un "'quid novis'", qualcosa di nuovo', "soprattutto a Palermo". I sodalizi centrafricani "sembrano aver acquisito un vantaggio competitivo nel settore degli stupefacenti", mentre "la collaudata capacità operativa nella gestione della filiera del traffico di esseri umani, di fatto ormai sovrapponibile a quella dell'immigrazione clandestina, trova una finalizzazione - sostiene la Dia - nell'altrettanto remunerativo mercato della droga". I 'cults' nigeriani "sono in grado di governare l'offerta e la domanda, i flussi di sostanze stupefacenti e soprattutto i cospicui proventi derivanti da un mercato che si conferma tuttora fiorente nonostante la pandemia".

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