No ai domiciliari per Brusca, la Cassazione: "Necessarie azioni riparatorie verso vittime"

La collaborazione dell'ex boss con la giustizia gli è servita per "convertire" l'ergastolo in una condanna a 30 anni. Per i giudici della Suprema Corte, però, il suo "ravvedimento" non sarebbe sufficiente per consentirgli di scontare ciò che resta della pena tra le mura di casa

L'arresto di Brusca - © Fucarini/Wikipedia

Non è sufficiente il suo ravvedimento, contestuale alla sua collaborazione con la giustizia, ma servirebbero "ulteriori specifici elementi" e una "maggiore attenzione verso le vittime". Sulla base di questi principi la Cassazione ha negato gli arresti domiciliari per l'ex boss Giovanni Brusca, inizialmente destinato all’ergastolo per vari delitti tra i quali la strage di Capaci e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Dopo i suoi colloqui con i magistrati e grazie alle informazioni rese, la sua condanna - che sta scontando a Rebibbia - è stata ridotta a 30 anni che "scadranno" nell’agosto 2022.

Già nel 2010 l'ex boss mafioso aveva presentata un’istanza analoga alla quale la Cassazione ha risposto con la stessa motivazione, non dimenticando di sottolineare la storia criminale di Brusca. Gli "elementi di resipiscenza", si legge nella sentenza, devono "possedere una pregnanza e univocità adeguata alla caratura e al livello di pericolosità, che il soggetto aveva dimostrato con la pregressa devianza di avere, indiscutibilmente massimi nel caso di Brusca" e, quindi, non possono essere desunti "dalla sola, doverosa, regolarità della condotta carceraria e dalla positiva partecipazione alle attività rieducative".

Brusca nel 2016: "Adesso sono una persona diversa"

La Suprema Corte, oggi, ha deciso quindi di condividere le conclusioni dei giudici del tribunale di Sorveglianza di Roma, ricordando l’importanza che assumerebbero "più significative manifestazioni di conformazione al quadro ordinamentale e sociale a suo tempo violato, quali sarebbero potute essere, ad esempio, concrete iniziative riparatore nei confronti di quanti avessero subito le conseguenze dei reati commessi, dotate di forza e di ampiezza tali da rivelare un serio intento di riconciliazione con la società civile così gravemente offesa".

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