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Mafia, Di Matteo condannato a morte dai clan: interrogazione al Governo

Il Consiglio Superiore della Magistratura starebbe lavorando per un trasferimento per ragioni di sicurezza alla Procura nazionale antimafia

"Dopo le notizie emerse lo scorso 10 ottobre nel corso di un'udienza del Consiglio Superiore della Magistratura, che vedrebbero l'aggravarsi delle minacce nei confronti del pm Nino Di Matteo, abbiamo deciso di presentare un'interrogazione urgente al Ministro dell'Interno Alfano. Il Csm starebbe lavorando per un trasferimento per ragioni di sicurezza, forse alla Procura nazionale antimafia, derogando a quei criteri interni che fino ad oggi hanno impedito a Di Matteo di andare a far parte della Procura nazionale antimafia". A parlare è il parlamentare Pippo Civati, fondatore di Possibile.

"Un'opzione che risulterebbe concreta però - sottolinea Civati - solo con una modifica del regolamento, dato che tra i trasferimenti extra ordinem non sono compresi quelli che comportano un avanzamento di carriera, come sarebbe in questo caso. Visto l'allarme lanciato dal Csm e condiviso dal Presidente della Repubblica Mattarella, chiediamo al Governo se nell'ambito delle sue competenze, voglia riferire sugli eventuali rischi intervenuti sull'incolumità di Nino Di Matteo e quali siano le iniziative messe in campo a garanzia della sua vita e di quelle degli uomini della sua scorta. Chiediamo inoltre al ministro Alfano di intervenire sulla nomina del magistrato alla Procura nazionale antimafia e, nei limiti delle sue competenze, avanzare richiesta al Csm affinché il pm, anche da altra sede, possa continuare a seguire le sue indagini e i processi in corso".

Il magistrato è da tempo nel mirino di Cosa nostra, tanto che il Viminale ha nel tempo aumentato sempre più le misure per la sua tutela. Di Matteo non si sarebbe pronunciato sulla possibilità di accettare o meno il trasferimento. Già nel marzo dello scorso anno il pm era stato sentito dal Csm che gli aveva proposto il trasferimento, ma Di Matteo rispose di volere attendere l'esito di alcuni concorsi per i quali aveva presentato domanda, come quello per tre posti di sostituto alla Procura nazionale antimafia. Ma ad aprile del 2015 il Csm bocciò la sua candidatura. Nel luglio di quest'anno, poi, la seconda domanda del magistrato palermitano è stata respinta per vizi di forma.

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