L'assordante silenzio della mafia, Morra: "Così Cosa nostra è molto più pericolosa"

"E' stata indebolita nella sua matrice corleonese ma non è stata sconfitta": a parlare è il presidente della commissione nazionale Antimafia, in visita prima a Palermo e poi nella strada in cui viveva Totò Riina e dove attualmente abita la moglie Ninetta Bagarella

Nicola Morra

"Cosa nostra è stata indebolita nella sua matrice corleonese ma non è stata sconfitta, è tornata ad essere una Cosa nostra silente che è molto più pericolosa". Una considerazione che non arriva da uno qualunque. A parlare infatti è il presidente della commissione nazionale Antimafia Nicola Morra. 

Oggi una delegazione della Commissione nazionale Antimafia - con Morra in testa - fa tappa a Corleone. Prima in via Cesare Terranova, ex via Scorsone, la strada in cui viveva Totò Riina e dove attualmente abita la moglie Ninetta Bagarella. Poi al Cidma, il Centro di documentazione sulle mafie e del movimento antimafia, che custodisce i faldoni del maxi processo e una mostra permanente di fotografie di Letizia Battaglia. Un anno fa, via Scorsone è stata intitolata al giudice Terranova su iniziativa delle tre commissarie prefettizie che hanno retto il Comune tra il 2016 e il 2018 dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

"La Sicilia presenta tratti che abbiamo sempre unificato e che invece meritano differenziazione", ha aggiunto Morra, spiegando così il senso delle audizioni di ieri e oggi a Palermo, e annunciando anche altre visite in Sicilia. "Abbiamo deciso di distinguere la zona di Palermo e della Sicilia centrale - ha aggiunto - dalle altre due zone che abbiamo deciso di visitare: la Sicilia occidentale che avrà il suo fulcro a Trapani, dove si celebra il mito assolutamente negativo di Matteo Messina Denaro, e quella orientale con caratteristiche proprie di Cosa nostra etnea che ha sempre mostrato un dinamismo economico-finanziario meritorio di attenzione".

Così invece su Cosa nostra: "E' in continua evoluzione - dice Morra - ed ha sempre meno i tratti di quella corleonese, che decise le stragi per imporre una trattativa allo Stato. E una Cosa nostra che continua a svolgere attività criminali, come la richiesta del pizzo, ma che si è anche trasformata operando in campi sempre più individuati con l'obiettivo di trarre profitto dimostrando una straordinaria intelligenza economico-finanziaria votata all'acquisizione di risorse economiche che diventano sempre più lo scopo e semore meno lo strumento da perseguire. Mi ha colpito la sottolineatura dell'enorme importanza da riconoscere al mercato della droga che diventa sempre più la fonte di approvvigionamento di risorse straordinarie per Cosa nostra".

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