Domenica, 13 Giugno 2021
Mafia

Mafia e tradizioni: l’intramontabile ruolo dell’“uomo d’onore”

Dalle intercettazioni telefoniche fra Giuseppe Lombardo e Francesco Vassallo i dettagli relativi al rito dell'affiliazione a un mandamento con il rito della "punciuta"

La mafia “contemporanea” è rispettosa delle “tradizioni” e delle gerarchie. Fra i riti più importanti rimane, infatti, quello dell’affiliazione dell’uomo d’onore a una famiglia, in dialetto il rito della “punciuta”. Anche di questo parlavano Giuseppe Lombardo (figlio di Antonino arrestato oggi nel corso dell’operazione Mandamento 3) e Francesco Vassallo, entrambi tratti in arresto l’8 aprile scorso. Giuseppe in buona sostanza vantava il suo status di uomo d’onore, al pari del padre e del nonno Salvatore.

Secondo le regole di cosa nostra, per ricoprire un ruolo di vertice in seno all’associazione mafiosa si deve necessariamente essere stati affiliati formalmente (E per essere questo, non deve essere per forza fatto, ah?). Nelle intercettazioni (GUARDA IL VIDEO) Giuseppe spiega i dettagli relativi al suo status di uomo d’onore: l’affiliazione era risalente a circa cinque anni prima ed era avvenuta grazie a una cerimonia alla presenza di altri quattro uomini d’onore, non indicati, tra cui il suo rappresentante o padrino di affiliazione, responsabile o capofamiglia del mandamento di appartenenza; alla stessa maniera era stato affiliato suo padre Antonino, uomo d’onore da più tempo rispetto a lui. I due indagati, inoltre, disquisivano sui ruoli e sullo status di “uomini d’onore” dei soggetti preminenti in seno alle varie articolazioni del nuovo mandamento dell’area iatina, fra cui Salvatore Mulè, Giuseppe Lo Voi, Giuseppe Vassallo (detto Pinuzzo), Giuseppe Marfia (detto lo scienziato)Giuseppe Libranti Lucido e Vincenzo Madonia.

A carico di Antonino Lombardo è stata provata la partecipazione alle dinamiche interne al sodalizio mafioso della famiglia di Montelepre con particolare riferimento alla sua conoscenza del progettato omicidio di Giuseppe Billitteri e la sua condotta nel tentativo di estorsione ai danni dell’imprenditore di Giardinello per la costruzione del parcheggio multipiano. Con riferimento all’omicidio, già nella ricostruzione delle fasi della scomparsa di Billitteri, era stata analizzata la condotta di Giuseppe Lombardo nel momento in cui preparava i “lacci” verosimilmente utilizzati per lo strangolamento della vittima.

In quella occasione, Giuseppe Lombardo aveva ricevuto dal padre Antonino  consigli a più riprese sulle modalità di utilizzo dei “lacci” (Attento con questo a stringere, che struppia) e le cautele da adottare (“Stai attento!”). Nel contempo, Giuseppe ed Antonino discutevano delle tensioni in seno al mandamento mafioso dell’area iatina e della relativa fase di assestamento dettata dall’espansione dei confini territoriali del sodalizio mafioso sotto la direzione del boss Antonino Sciortino, con particolare riguardo alla necessità di intervenire in maniera drastica sulla famiglia mafiosa di Monreale (“Cominciò la guerra!”).

La riprova della conoscenza da parte di Antonino Lombardo del piano delittuoso è stata trovata anche nella conversazione ambientale del giorno successivo all’omicidio, nel corso della quale Giuseppe e il padre Antonino Lombardo discutevano in maniera esplicita della mancata pubblicazione sul giornale della notizia della scomparsa del Billitteri. Infatti, il giorno dopo l’omicidio, il 23 marzo 2012, Giuseppe si è recato dal reggente del mandamento di San Giuseppe Jato, Salvatore Mulè, presso la masseria di contrada Arcivocale di Monreale. Nel stesso pomeriggio Giuseppe Lombardo ha rivelato al padre che il Mulè “non sapeva che … inc… che è sparito… non lo sapeva perché ieri non è che ci siamo visti… Hai capito? Gliel’ho detto stamattina… Minchia mi ha abbracciato. Io non gliel’avevo detto… inc…”.

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