Venerdì, 18 Giugno 2021
Mafia

Il boss Mico Farinella alla sbarra, ma il Comune di San Mauro non si costituisce parte civile

All'udienza preliminare contro il mafioso delle Madonie ed altri 12 imputati, compreso suo figlio Giuseppe, le istanze sono state invece presentate dalle Amministrazioni di Pollina, Castelbuono e Castel di Lucio, in provincia di Messina, oltre che da parte di diversi imprenditori a cui sarebbe stato imposto il pizzo

Il frame di un'intercettazione dell'operazione "Alastra"

I Comuni di Pollina, Castelbuono e Castel di Lucio, in provincia di Messina, hanno chiesto al gup Annalisa Tesoriere di costituirsi parte civile contro lo storico boss di San Mauro Castelverde, Domenico "Mico" Farinella ed altri dodici imputati. Paradossalmente, però, proprio il Comune di San Mauro non si è presentato e non ha avanzato alcuna istanza.

Oltre alle amministrazioni comunali, hanno presentato la stessa richiesta al giudice anche diversi imprenditori che sarebbero stati taglieggiati, il Centro Pio La Torre (rappresentato, come i Comuni, dagli avvocati Ettore Barcellona e Francesco Cutraro) e Sicindustria.

Alla prossima udienza, giovedì prossimo, il gup scioglierà la riserva su queste istanze e gli imputati dovrebbero anche scegliere se essere processati con riti alternativi. Oltre a Farinella, alla sbarra ci sono pure suo figlio Giuseppe, Antonio Alberti, Rosolino Anzalone, Vincenzo Cintura, Antonio Giuseppe Di Maggio, Arianna Forestieri, Francesco Pullarà, Francesco Rizzuto, Giuseppe Scialabba, Gioacchino Spinnato, Mario Venturella e Giuseppe Rubbino, l'ispettore della polizia penitenziaria accusato di corruzione perché, per i pm, in cambio dei suoi favori avrebbe ottenuto un orologio da Farinella.

Il blitz "Alastra" dei carabinieri risale all'inizio di luglio dell'anno scorso ed è stato coordinato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Bruno Brucoli e Gaspare Spedale. Gli inquirenti avevano ricostruito come Farinella, appena scarcerato nell'aprile del 2019 avrebbe ripreso a gestire i suoi affari e il clan. Sulla scorta delle denunce di commercianti e imprenditori erano poi emersi undici episodi estorsivi e anche che i boss avrebbero imposto la fornitura di carne che avrebbe dovuto essere acquistata dalla macelleria di Scialabba, a Finale di Pollina.
 

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