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Giovedì, 23 Maggio 2024
Il retroscena

La latitanza di Messina Denaro prima della malattia: una pista porta in Calabria e alla 'Ndrangheta

I rapporti tra le due organizzazioni criminali sono stati accertati da indagini passate e, secondo i collaboratori di giustizia, il capomafia di Castelvetrano avrebbe stretto accordi con alcune 'ndrine per essere "un'unica famiglia" in Piemonte. La vicinanza della regione avrebbe consentito al mafioso di spostarsi facilmente eludendo anche i controlli

Di tracce del passaggio di Matteo Messina Denaro negli anni ne sono state raccolte diverse e in varie zone d'Italia e del mondo. Il dato certo è che ha trascorso almeno gli ultimi due anni della sua trentennale latitanza in Sicilia, nel Trapanese, a "casa sua". Ma prima? Questa è una delle principali domande che si pongono gli inquirenti dopo la cattura dell'ultimo dei Corleonesi e una delle piste porterebbe non lontanissimo, ma appena oltre lo Stretto, ovvero in Calabria, dove il mafioso avrebbe potuto contare anche sull'appoggio di esponenti della 'Ndrangheta.

E' un'ipotesi, quella sulla quale sta lavorando la Procura, suggestiva ma che poggia pure su elementi concreti, emersi nelle indagini compiute in tutti questi anni sul conto di quello che fino al 16 gennaio scorso era l'uomo più ricercato d'Italia. E' accertato, per esempio, che in passato c'erano degli accordi tra le due organizzazioni criminali in relazione al traffico di droga. Il punto di riferimento in Cosa nostra era proprio Messina Denaro. L'intenzione, secondo i collaboratori di giustizia, sarebbe stata addirittura quella di diventare "un'unica famiglia" per gli affari in territori del Nord, in particolare in Piemonte.

Malato e al 41 bis, Messina Denaro non si pente

"Matteo era in Calabria ed è tornato" si diceva poi in un'intercettazione di un blitz di qualche anno fa. Oltre lo Stretto, dunque, il boss avrebbe potuto contare su rapporti di livello e risalenti nel tempo, anche a più di vent'anni fa, e di una buona rete di protezione.

La Calabria, inoltre, anche da un punto di vista geografico, e quindi logistico, per un siciliano ricercato avrebbe avuto non pochi vantaggi: facile eludere i controlli per spostarsi da una regione all'altra e tornare "a casa" in tempi molto ridotti, anche in modo da non perdere completamente il potere sul proprio territorio.

Il procuratore Maurizio De Lucia e l'aggiunto Paolo Guido, che coordinano il Ros dei carabinieri e che qualche giorno fa hanno anche interrogato Messina Denaro (che, pur avendo risposto alle domande, si sarebbe ben guardato dal fornire indicazioni utili alle indagini) stanno lavorando per ricostruire la rete di fiancheggiatori del boss e i suoi spostamenti. Partendo anche dal materiale ritrovato nel suo ultimo covo, quello di vicolo San Vito, a Campobello di Mazara.

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