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Quei boss palermitani nelle campagne agrigentine per "incontrare" Messina Denaro

Operazione dei carabinieri: presi i fedelissimi di Leo Sutera, "re" di Cosa nostra in provincia di Agrigento. Documentati i summit con i capi del capoluogo. Sullo sfondo il filtro per arrivare al super-latitante

Una serie di incontri riservati tra il "boss" della mafia agrigentina Sutera con esponenti mafiosi delle province Palermo nelle campagne di Sambuca di Sicilia. Una lunga indagine che ha documentato che ha messo in risalto il metodo dei "pizzini" per le comunicazioni e il canale con il latitante Matteo Messina Denaro. E' di sette arresti il bilancio dell'operazione antimafia dei carabinieri di questa mattina contro il mandamento di Sambuca, eletto in questi giorni "Borgo più bello d'Italia".

I militari dell'Arma hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Palermo, Maria Pino, su richiesta della locale Procura Distrettuale diretta da Francesco Lo Voi, nei confronti di sette persone accusate a vario titolo di partecipazione ad associazione mafiosa.

L'operazione è frutto di una manovra investigativa sviluppata nel tempo dal Ros nei confronti di Leo Sutera detto "il professore", ritenuto tra il 2010 e il 2012 il capo della provincia di Agrigento e in contatto con i vertici delle province di Palermo e Trapani. L'operazione ha documentato come i boss palermitani raggiungessero le campagne agrigentine per dei summit delicatissimi. Il compito di Sutera era quello di fare da filtro con Messina Denaro. Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia, e dai sostituti, Rita Fulantelli, Emanuele Ravaglioli e Claudio Camilleri, sono state avviate nel maggio del 2009 e oggi, a distanza di sette anni, sono scattati gli arresti.

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