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Giovedì, 30 Maggio 2024
Mafia

Quando Rosalia Messina Denaro imprecava contro inquirenti e tv: "Fanno schifo, ti insultano"

Dopo un blitz la donna, arrestata per 416 bis, in un pizzino se la prendeva con chi aveva compiuto l'operazione e la stampa che ne aveva dato notizia. Per i pm l'indagata non avrebbe semplicemente favorito e protetto il fratello allora latitante, ma avrebbe fatto parte a tutti gli effetti di Cosa nostra, incitandolo anche a mantenere il suo ruolo apicale

"Fanno schifo... Ti insultano, dopo aver arrestato persone a te care", così scriveva in un pizzino "Fragolone", alias Rosalia "Rosetta" Messina Denaro, sorella dell'ex superlatitante, scagliandosi addirittura contro un programma televisivo in cui si dava notizia della cattura di alcuni "postini" del boss, cioè persone che facevano parte di quella catena umana necessaria per consentire la circolazione dei bigliettini segreti da e per il mafioso. 

Il pizzino nascosto nella sedia: così la sorella ha tradito Messina Denaro

Il retroscena emerge dall'ordinanza di custodia cautelare del gip Alfredo Montalto che, accogliendo la richiesta del procuratore Maurizio De Lucia, dell'aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Gianluca De Leo e Pierangelo Padova, ha disposto il carcere per la donna. Che non sarebbe stata una semplice favoreggiatrice, cioè una sorella che protegge amorevolmente il fratello più piccolo e poi anche malato, ma una donna di mafia a tutti gli effetti, "ortodossa", che "nel tempo ha assunto un ruolo che richiede obbedienza, silenzio e connivenza, rivestendo in pieno (e prima di lei e insieme a lei tutti gli altri fratelli e sorelle che si sono avvicendati in questo ruolo) il compito di garante per l'intera Cosa nostra della sopravvivenza del suo unico grande capo ancora latitante", dicono gli inquirenti.

Le microspie e la tapla che spiegava al boss come toglierle

L'indagata "condivide e sposa la latitanza" di Matteo Messina Denaro e arriva persino ad incitarlo a perseverare, a mantenere il suo ruolo apicale nell'organizzazione criminale, costi quel che costi. Anche - come è accaduto nel suo caso - di vivere per esempio con la consapevolezza di essere costantemente osservata e intercettata dagli investigatori, in ogni più banale gesto della vita quotidiana, di non essere mai libera.

La cassa e i fondi riservati dell'ex superlatitante: "I soldi sono pochi"

In una lettera inviata al fratello "Fragolone" imprecava: "Fanno schifo... Ti insultano, dopo aver arrestato persone a te care, lo fanno apposta". Il riferimento, secondo l'accusa, sarebbe alla notizia che la donna avrebbe appreso dalla tv legata all'operazione "Ermes" dell'agosto 2015, con la quale erano stati arrestati una serie di fiancheggiatori di Messina Denaro.

La "filosofia" del mafioso e il rapporto con la figlia "degenerata"

Per la Procura, Rosalia Messina Denaro "è stata da decenni innanzitutto il punto di riferimento economico dell'allora latitante, ricercato per 30 anni dalle polizie di tutto il Paese", un punto di riferimento di "assoluta fiducia" per l'allora latitante al fine di "garantirgli non solo di fronteggiare le difficoltà e assicurarsi il sostentamento, non solo di sottrarsi all'esecuzione di pesantissime pene detentive per i reati più gravi e terribili commessi nella nostra storia repubblicana, non solo di gestire la riservatissima catena dei pizzini attraverso cui il capo provincia veicolava gli ordini mafiosi agli altri associati e sodali, ma anche di consentire a Cosa nostra di avere un capo autorevole, di fregiarsi di avere un suo esponente apicale, ultimo stragista, ancora libero per il quale il protrarsi della latitanza continuava ad alimentarne la leggenda (e quindi il naturale proselitismo che ne derivava e di cui si sarebbe potuta giovare l'intera associazione mafiosa)". 
 

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