I testimoni di giustizia da Marsicano: "Chiusura bar sarebbe vittoria dei boss"

Ignazio Cutrò e Valeria Grasso hanno fatto visita all'imprenditore vittima dell'ennesima intimidazione dopo che, nel 2011, denunciò i suoi estorsori dando vita all'operazione Hybris. "Le Istituzioni hanno il dovere di verificare ogni misura che possa garantirgli sicurezza"

“Non è possibile che un imprenditore di Palermo, che ha testimoniato in aula e fatto arrestare i suoi estorsori chiuda la sua attività. Sarebbe una vittoria regalata alla mafia. Per questo restiamo vicini a Marsicano, a costo di fare Scorta Civica anche per lui”. Gli imprenditori Valeria Grasso e Ignazio Cutrò sono andati a trovare Alessandro Marsicano che nei giorni scorsi, in preda ad uno scoramento seguito all’ultimo attentato intimidatorio (due fori sul muro del negozio), aveva manifestato la volontà di chiudere la sua attività di via Solarino, nei pressi dell’Università.

“E’ necessario stare vicini ad Alessandro in questo momento delicato che noi conosciamo bene – dice Ignazio Cutrò – perchè a Palermo non è possibile nemmeno ipotizzare di lasciare a se stesso un imprenditore che ha denunciato la mafia. Le Istituzioni hanno il dovere di verificare ogni misura che possa garantirgli sicurezza e tranquillità, per lui, la sua famiglia e i suoi dipendenti.
 
Alessandro Marsicano ha un laboratorio di Pasticceria e un Bar di fronte all’Università di via Ernesto Basile e dà lavoro a 12 dipendenti che hanno paura tanto quanto lui. Le sue denunce hanno dato vita all’Operazione Hybris e portato all’arresto dei suoi estorsori. “Porteremo il suo caso di fronte alla Commissione Antimafia Regionale già oggi – aggiunge Valeria Grasso – e chiediamo la convocazione del Comitato dell’Ordine e della Sicurezza per tornare a valutare le misure di protezione a tutela di Marsicano. L’installazione delle videocamere di Sorveglianza e l’estensione della Tutela di 4° livello su scala nazionale”.

“Io lavoro anche fuori - dice Marsicano - e non nascondo che dopo tutto quello che è accaduto dal 2011 fino a Dicembre, e dopo l’episodio della scorsa settimana, temo per l’incolumità mia, della mia famiglia e dei miei dipendenti. Evito di spostarmi per curare i miei contatti anche fuori dalla Sicilia e questo mi fa perdere commesse importanti per la mia attività”.

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