Sabato, 24 Luglio 2021
Mafia

Mafia, respinta la richiesta di sospensione della pena per Marcello Dell'Utri

A decidere è stato il tribunale di sorveglianza di Roma. L'ex senatore sta scontando una condanna a sette anni per concorso in associazione mafiosa. I legali avevano motivato la richiesta sulla base delle cattive condizioni di salute del loro assistito

Marcello Dell'Utri

"No" del tribunale di sorveglianza di Roma alla richiesta di sospensione della pena presentata dai legali dell'ex senatore Marcello Dell'Utri, che sta scontando a Rebibbia una condanna a sette anni per concorso in associazione mafiosa.

Gli avvocati Alessandro De Federicis e Simona Filippi avevano motivato la richiesta sulla base delle cattive condizioni di salute del detenuto. Dell’Utri, che ha 76 anni, è infatti affetto da una cardiopatia e da un tumore maligno alla prostata. La difesa aveva chiesto il trasferimento o in una clinica o agli arresti domiciliari. Nei giorni scorsi anche la moglie, Miranda Ratti, aveva lanciato un appello sulle colonne del quotidiano Il Tempo: "Giudici liberate mio marito Marcello, è gravissimo, non può restare in cella".

Già a ottobre la Corte di Cassazione aveva stabilito che l’ex senatore non poteva essere scarcerato per via della gravità dei suoi reati. E nei giorni scorsi il procuratore generale di Roma, Pietro Giordano, aveva dato nuovamente parere negativo. Una presa di posizione, quella del pg, che era andata contro il parere degli stessi consulenti della Procura generale che si erano espressi per la incompatibilità tra le condizioni cliniche e lo stato detentivo.

I legali di Dell'Utri, all'udienza davanti al tribunale di sorveglianza, avevano dichiarato che una decisione contraria avrebbe potuto avere delle ripercussioni psicologiche gravi sul detenuto già molto provato. Sulla vicenda è intervenuta anche la Corte europea dei diritti umani che ha chiesto al governo italiano di valutare se continuare a tenere Dell'Utri in carcere violi o meno il diritto a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. 

Per i giudici e per i periti da loro nominati invece le patologie di cui dell'Utri soffre "sono sotto controllo farmacologico e non costituiscono aggravamento del suo stato di salute. La terapia può essere effettuata in costanza di detenzione sia in regime ambulatoriale che di ricovero ospedaliero". Nel provvedimento il tribunale parla insomma di "quadro patologico affrontabile in costanza di regime detentivo". "D'altronde - precisa il collegio - Dell'Utri è seguito da suoi specialisti e nessuno ha ravvisato ritardi nelle cure".

"Non sono bastate - commenta Francesco Scoma, vicecommissario di Forza Italia in Sicilia - neanche le due relazioni presentate dai consulenti della procura generale (il cardiologo Luciano De Biase e il medico legale Alessandro Fineschi) che si erano espressi per l`incompatibilità alle cure in carcere, per sovvertire quello che sembra soltanto un accanimento nei confronti di Dell`Utri a cui viene negato il diritto alla salute. Nella decisione del tribunale sembra leggersi il sovvertirsi della funzione carceraria: non più rieducativa ma soltanto punitiva e, anche senza alcun briciolo di umanità. Povera Italia".

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