Mafia, schiaffo al mandamento di Porta Nuova: condanne per 300 anni

La quarta sezione della Corte d'Appello di Palermo ha inflitto tre secoli di carcere per 32 dei 37 imputati del processo "Panta rei". Tra i condannati anche Teresa Marino che gestiva gli affari su ordine del marito detenuto, Tommaso Lo Presti, detto "il Pacchione"

Uno schiaffo al mandamento di Porta Nuova e ai clan mafiosi di Bagheria e Villabate. La quarta sezione della Corte d'Appello di Palermo ha inflitto 305 anni di carcere a 32 dei 37 imputati del processo "Panta rei". In primo grado, con rito abbreviato, le pene complessive furono di 268 anni. Oggi i giudici d’Appello hanno aumentato il totale degli anni di carcere a 305 anni.

 

La decisione è stata emessa dopo 4 giorni di camera di consiglio. Il collegio presieduto da Mario Fontana ha aumentato le pene a due imputati, parzialmente assolti in primo grado. I due che si sono visti riconoscere colpevoli di ulteriori reati sono Giuseppe Ruggeri, che passa da 3 anni a 12, e Salvatore David, che "sale" da 4 anni e 8 mesi a 11 anni. Gli assolti sono Massimo Monti, Giuseppe Di Giovanni, Gaetano Tinnirello, Giuseppe Bucaro e Mario Sciortino.

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LE INTERCETTAZIONI/VIDEO

Gli imputati erano accusati di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, danneggiamento e traffico di droga. L'inchiesta ricostruì la mappa del pizzo in diverse zone di Palermo e gli assetti di vertice delle famiglia del Borgo Vecchio, Villabate e Bagheria. Nessun'attività commerciale sfuggiva al racket. Tra i condannati c'è pure la donna-boss Teresa Marino, moglie del capomafia di Porta Nuova Tommaso Lo Presti, detto "il Pacchione": per lei c'è una riduzione di pena, da 18 a 14 anni. La donna gestiva gli affari su ordine del marito detenuto.

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