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Traffico di cocaina e furti di bestiame con la regia di Cosa Nostra, riparte processo "Proelio"

Fra gli imputati c'è anche un palermitano. Sono in tutto 21 le persone coinvolte nel processo scaturito dalla maxi inchiesta

Il 5 maggio davanti alla prima sezione della Corte di appello di Catania: riparte per ventuno imputati il processo scaturito dalla maxi inchiesta "Proelio", che ha sgominato un presunto traffico di cocaina e furti di bestiame con la regia della mafia delle province di Agrigento e Ragusa  che vede coinvolto un palermitano, Girolamo Campione. Il gup di Catania, Salvatore Ettore Cavallaro, esattamente un anno fa, il 28 febbraio, ha deciso quattro condanne e tre assoluzioni per gli imputati agrigentini. Sei anni sono stati inflitti a Girolamo Campione, 43 anni, nato a Palermo.

La pena più alta, 20 anni di carcere, peraltro ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato, è stata inflitta al quarantenne di Santa Elisabetta, Francesco Fragapane, coinvolto pure nell'inchiesta "Montagna" dove viene delineato il suo ruolo di capo del mandamento e aspirante capo provincia di Cosa Nostra: in primo grado, ha rimediato la stessa pena del processo "Proelio". Cinque anni e quattro mesi, pena ridotta oltre che per il rito anche per le attenuanti speciali previste dalla legge sui collaboratori di giustizia, per il pentito Giuseppe Quaranta, 51 anni, ex capo mafia e braccio destro dello stesso Fragapane: il giudice, malgrado nelle sue rivelazioni si sia detto estraneo, lo ha riconosciuto colpevole di essere partecipe all'associazione che gestiva droga e furti di bestiame come forma di finanziamento delle famiglie mafiose.

Cinque anni di reclusione sono stati inflitti a Salvatore Montalbano, 27 anni, di Favara. Tre gli assolti: Roberto Lampasona, 41 anni, di Santa Elisabetta, Antonino Mangione, 38 anni, di Raffadali e Antonino Manzullo, 52 anni, di Burgio. Per Quaranta erano stati proposti 4 anni e 2 mesi. Le assoluzioni non sono state impugnate e sono diventate definitive. I difensori di Campione, Fragapane, Montalbano e Quaranta (gli avvocati Daniela Posante, Vincenzo Castellano, Giuseppe Aloisio, Francesco Carrubba, Cettina Tinaglia, Teresa Gigliotti e Francesco Provenzano) hanno impugnato il verdetto che, adesso, sarà ridiscusso in appello. 

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