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Mafia, scatta la confisca da due milioni per Gaetano Fontana

La polizia ha eseguito un provvedimento della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. L’aspirante pentito Fontana, imputato nel processo Mani in pasta, poche settimane fa ha fatto la sua prima deposizione in aula dopo il blitz contro la mafia dell'Acquasanta di maggio 2020

L'Ufficio misure di prevenzione patrimoniali della divisione anticrimine della questura di Palermo ha dato esecuzione a un provvedimento, emesso dal Tribunale di Palermo con il quale, su proposta del questore, è stata disposta nei confronti di Gaetano Fontana, 45 anni, la confisca di beni per un valore complessivo stimato di circa 2 milioni di euro. Tra i beni confiscati, già oggetto dei provvedimenti di sequestro eseguiti dalla polizia a marzo e giugno 2019, ci sono 3 appartamenti a Milano, 6 rapporti finanziari per un totale di circa 50 mila euro e un’impresa commerciale attiva nel settore della gioielleria, con sede a Milano, formalmente intestata alla convivente, ma di fatto riconducibile a Fontana, oggi aspirante pentito e imputato nel processo Mani in pasta. Tra gli altri beni anche numerosi orologi di lusso, gioielli e gemme sfuse. Parte della merce è stata rinvenuta a seguito delle operazioni di perquisizione e sequestro eseguite dalla guardia di finanza nelle abitazioni di Gaetano Fontana e dei suoi fratelli Angelo e Rita, nell'ambito dell'operazione Coffee Break.

L'odierno provvedimento è stato notificato in carcere a Fontana, in quanto lo stesso si trova attualmente in stato di detenzione in esecuzione della misura della custodia cautelare in carcere applicatagli per i reati di cui all’articolo 416 bis, per avere diretto ed organizzato con ruolo apicale la famiglia mafiosa dell'Acquasanta, nonché per reati relativi al trasferimento fraudolento di valori e per diverse ipotesi di intestazione fittizia di beni. Gaetano è figlio di Stefano Fontana, classe ’55, deceduto nel settembre 2013, già reggente della famiglia mafiosa Arenella-Acquasanta, condannato in via definitiva per il reato di cui all'articolo 416 bis e legato da rapporti di parentela anche con Vincenzo Galatolo, classe '44, quest'ultimo reggente della famiglia mafiosa del quartiere "Acquasanta" di Palermo, condannato all'ergastolo per l'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Sulla base dell'acclarata pericolosità sociale, qualificata dall'appartenenza al sodalizio mafioso Cosa nostra, sono stati svolti dagli agenti della questura di Palermo articolati accertamenti patrimoniali nei confronti del suo nucleo familiare che hanno permesso di evidenziare una notevole sproporzione economica tra i redditi dichiarati, ben inferiori alle ordinarie spese di mantenimento di una famiglia e gli investimenti patrimoniali effettuati, invece, per l'acquisto dei beni oggetto dell'odierna confisca. Alla luce di tali accertamenti è stato possibile dimostrare come tali beni, sebbene fittiziamente intestati alla sua convivente fossero in realtà riconducibili a Fontana e potessero evidentemente ritenersi frutto del reimpiego delle ricchezze illecitamente accumulate, derivanti dall'attività delittuosa svolta in qualità di appartenente all'associazione di stampo mafioso Cosa nostra.

Sulla base di questi elementi si è fondata la proposta di applicazione dell'odierna misura patrimoniale della confisca avanzata dal Questore di Palermo, alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo che si pone in continuità con la costante azione della Polizia di Stato per l'aggressione dei patrimoni di origine mafiosa, con l'obiettivo di liberare l'economia legale da indebite infiltrazioni della criminalità organizzata.
 

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