Venerdì, 22 Ottobre 2021
Mafia Sperone / Via Messina Marine

Sale bingo, le mani della mafia e il "volto pulito" di un ex assessore

Per gestirle la famiglia di Villagrazia aveva scelto un insospettabile: Fabrizio Di Costanzo, 47 anni, ex assessore al Bilancio di Cinisi. E' uno dei retroscena dell'operazione "Brasca". Gli inquirenti gli contestano "l'impiego di denaro al fine di agevolare Cosa nostra"

Il racket non basta a finanziare le esigenze di Cosa nostra che, come una vera holding, tende a diversificare gli investimenti e i canali di approvvigionamento. Per farlo punta su settori relativamente nuovi ma già ben avviati e remunerativi come le sale bingo. E proprio per gestire una sala bingo la famiglia di Villagrazia aveva scelto un insospettabile: Fabrizio Di Costanzo, 47 anni, commercialista e revisore contabile, ex assessore al Bilancio del comune di Cinisi dal maggio 2014 a dicembre 2015. Di Costanzo è uno dei 62 arrestati dai carabinieri nell'ambito dell'operazione "Brasca. Quattro.zero". Gli inquirenti gli contestano "l'impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita continuato" al fine di agevolare Cosa nostra.

Un volto e un curriculum senza macchie per Di Costanzo. Nel 2009 è stato designato dall’assessorato regionale al Bilancio quale presidente del collegio dei revisori dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, ma già nel 2001 figurava come revisore contabile presso l’assessorato regionale Beni Culturali e Pubblica Istruzione. Quindi l'esperienza al Comune di Cinisi per occuparsi del bilancio.

In un'ìntervista a Cinisionline, in merito all'esperienza da assessore, spiegava: "A Giangiacomo (Palazzolo, l'attuale sindaco di Cinisi ndr) mi lega una bella amicizia e mi ha proposto questo ruolo politico che mi ha subito coinvolto. Io credo che ogni uomo sia un mezzo di Dio, e anche in mezzo ai numeri si trova il modo per aiutare gli altri".  E, secondo quanto messo nero su bianco dagli inquirenti, proprio per la sua abilità a stare tra i numeri i boss lo avevano scelto. "I fatti contestati non riguardano il Comune di Cinisi - chiarisce a PalermoToday il sindaco Palazzolo - e per l'attività espletata durante l'incarico di assessore non posso che esprimere un giudizio positivo. Nella piena fiducia della magistratura mi auguro che il dott. Di Costanzo possa chiarire al più presto la propria posizione".

Nonostante i numerosi sequestri che avevano già colpito il loro patrimonio, gli Adelfio continuavano a gestire economicamente due bingo, uno in via Messina Marine e uno a Misilmeri. Gli affari degli Adelfio facevano gola ai Pullarà e proprio Santi Pullarà spiegava al padre (in colloquio intercettato dagli inquirenti ndr) che i proprietari della società pur cedendo la licenza, avevano messo in atto diversi espedienti per continuare l’attività senza alcuno ostacolo: "Si sono venduti la licenza e hanno fatto un po’ di impirugghi...". A rilevare parte della "Erregi", infatti, era stata la "Bingo.It", a sua volta controllata dalla "Bingo & Games", amministrata proprio dal commercialista Fabrizio Di Costanzo.

"Di Costanzo - si legge nell'ordinanza - già titolare del capitale sociale della partecipante BINGO & GAMES s.r.l., la totalità del capitale sociale della BINGO.IT s.r.l., avrebbe simulato situazioni debitorie sanate mediante aumenti di capitale con io scopo sia di estromettere Riccardo Giacone (socio di maggioranza dell'altra partecipante VE.RI. ENERGIA s.r.l. 51%), sia di preservare gli interessi della famiglia Adelfio". Un comportamento consapevole, secondo gli inquirenti, che lo accusano dell' "impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita continuato e di avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi, nella qualità di amministratore unico della BINGO.IT impiegato nella predetta società, denaro e beni" di provenienza illecita.

E a conferma del giro d'affari garantito dal bingo arriva lo scambio di battute tra Antonio Adelfio e il socio Antonio Carletto. "Dove li abbiamo questi novecentomila euro?", chiede Adelfio. "Dal Bingo! Mi sono fatto un poco di conti - risponde il socio - cosi... mentali...secondo me è sui cinquecentomila euro di utili all’anno". "Anche ad ammettere che Di Costanzo non abbia agito con dolo diretto - scrivono ancora gli inquirenti - va ritenuto che lo stesso ha contribuito al compimento di operazioni alquanto anomale accettando quindi il rischio della loro finalizzazione all'elusione di misure di prevenzione patrimoniali".

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