Un pentito: "La mafia voleva Guarnotta morto, il tramite per ucciderlo era un ex poliziotto"

Il collaboratore di giustizia Pietro Riggio - al processo Capaci bis (che si celebra davanti alla Corte d'assise d'appello di Caltanissetta) - conferma quanto messo a verbale nei mesi scorsi: "Nel 2000 Cosa nostra voleva uccidere il giudice"

Leonardo Guarnotta

Nel 2000 Cosa nostra "voleva uccidere il giudice Leonardo Guarnotta". Lo ha detto, collegato in videoconferenza, il pentito di mafia Pietro Riggio, al processo Capaci bis, che si celebra davanti alla Corte d'assise d'appello di Caltanissetta. Il collaboratore conferma così quanto messo a verbale nei mesi scorsi ai magistrati nisseni.

Riggio racconta di un incontro con l'ex poliziotto Giovanni Peluso, indagato per la strage di Capaci, nel 2000. "Peluso - dice Riggio rispondendo alle domande dell'avvocato Salvatore Petronio - voleva essere coadiuvato in un attentato nei confronti di un giudice palermitano, il dottore Guarnotta. Le ragioni non me le disse, se non l'esigenza di rifugiarsi dopo l'attentato. Aveva anche fatto uno schizzo sull'abitazione del giudice. Io quel giorno stesso riferii dell'attentato al colonnello della Dia".

Ma rispetto al verbale reso ai pm, Riggio cambia un po' il tiro. perché ai magisgtrati aveva detto: "Peluso mi disse che la 'nostra organizzazione' aveva bisogno di fare favori alla politica quando ve ne era la necessità. Segnatamente mi disse che era stato incarico a uccidere il giudice Guarnotta e che a tal fine aveva già eseguito un sopralluogo nei pressi di un 'palazzo', ritengo fosse quello dove abitava il magistrato". Oggi, invece, ha omesso la parte sui 'favori alla politica'.

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Guarnotta, oggi in pensione, in passato è stato un membro del pool antimafia coordinato dal giudice Antonino Caponnetto. Con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello, Guarnotta ha istruito il Maxiprocesso di Palermo e per ultimo ha ricoperto l'incarico di Presidente del Tribunale.

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