Pizzo a bar e ristoranti, 12 condanne al clan mafioso di San Lorenzo

Pene tra due e poco meno di dieci anni per gli imputati del processo Talea 2, arrestati alla fine del 2018. I carabinieri hanno ricostruito cinque episodi. Taglieggiati anche i titolari della pizzeria La Braciera: "Non siamo eroi, vogliamo lavorare"

Operazione Talea

Alla fine del 2018 l'arresto in un blitz antimafia, oggi la sentenza di colpevolezza. Il giudice per l'udienza preliminare Walter Turturici ha accolto le richieste del pubblico ministero Amelia Luise e ha condannato tutti gli imputati del processo nato dall'operazione dei carabinieri "Talea 2". In dodici dovranno scontare tra due e poco meno di dieci anni di carcere per avere commesso estorsioni per conto della mafia di Resuttana e San Lorenzo. 

I carabinieri avevano ricostruito cinque episodi: il pizzo è stato chiesto ai titolari della pizzeria La Braciera, di una polleria, di un bar e di due imprese edili. Determinanti le denunce delle vittime e le dichiarazioni dei collaboratori.

Queste le condanne: Giuseppe Fricano 8 anni e 8 mesi, Pietro Salsiera 9 anni e 8 mesi, Salvatore Di Maio 7 anni e un mese, Antonino Siragusa 2 anni in continuazione con una precedente condanna, Antonino Tarallo 4 anni e 8 mesi, Michele Pillitteri 6 anni e 3 mesi, Mario Napoli 3 anni e otto mesi in continuazione con una precedente condanna, Carlo Giannusa 4 anni in continuazione (è l'unico a piede libero), Luigi Siragusa 4 anni e otto mesi, Corrado Spataro 4 anni e un mese. Condannati anche i due collaboratori di giustizia con l'attenuante prevista per chi ha fatto la loro scelta: Domenico Mammi un anno e cinque mesi, e Sergio Macaluso 2 anni.

Riconosciuta una provvisionale alle parti civili nel processo: gli imprenditori che denunciarono, il centro studi Pio La Torre, Addiopizzo, Federazione Italiana antiracket, Sos impresa, Confcommercio, Confesercenti, Sicindustria rappresentati dagli avvocati Bartolomeo Parrino, Valerio D'Antoni, Fausto Amato, e Francesco Cutraro.

"C'è chi ha pagato anche per 20 anni" | VIDEO“

"Nel processo - si legge in una nota del comitato Addiopizzo -  siamo risultati l'unica associazione ad aver assisto vittime di estorsione dopo un percorso di ascolto e sostegno durato un anno e mezzo accanto a chi era stato taglieggiato. Un anno e mezzo di incontri, paure, silenzi, incertezze, solitudini, ansie e preoccupazioni prima che tutto sfociasse in un racconto di anni di estorsione e in pagine di verbali di denuncia. Un racconto poi confluito nell’operazione della procura e dei carabinieri del nucleo investigativo di Palermo che nel 2018 aveva ancora una volta arrestato diversi esponenti del mandamento Resuttana San Lorenzo, accusati di estorsione ai danni di commercianti e imprenditori".

“Non siamo eroi, vogliamo lavorare - il commento di Antonio, fratello dei titolari de La Braciera - . Mi dispiace che alcuni magari cerchino di cavalcare mediaticamente la loro ribellione al racket, in certi casi pensando di risollevare attività che in realtà sono solo male gestite. Non ci siamo mai sentiti soli grazie al sostegno di Addiopizzo, delle forze dell’ordine e della magistratura". 

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"La sentenza di oggi ci racconta, anche questa volta, come ormai esista la concreta possibilità di denunciare - sottolineano da Addiopizzo - Un risultato importante che pensiamo debba servire da sprone nei confronti di coloro che purtroppo continuano a sottostare alle logiche estorsive di Cosa nostra. Gli arresti di forze dell’ordine e magistrati, le denunce e le collaborazioni durante le indagini delle vittime accompagnate da Addiopizzo, le loro testimonianze nel corso del processo e la sentenza di oggi rappresentano uno degli esempi migliori di come si possa lavorare per strada e nelle aule di giustizia. Va sottolineato però che a una sempre più incisiva e costante repressione portata avanti da magistrati e forze dell’ordine, non seguono ancora vigorose politiche sociali e sul lavoro, fondamentali per superare fenomeni criminali e mafiosi. Viviamo, purtroppo, in un contesto dove diritti essenziali come quelli alla casa e al lavoro sono ancora un miraggio per molti, costretti a vivere in condizioni di degrado e povertà che rimangono diffuse. Per tutto questo, proseguiamo il nostro impegno quotidiano per le strade di Palermo e in provincia. Con i nostri limiti ma con l’energia e l’entusiasmo di sempre, a fianco di chi si oppone al racket e insieme a chi, a piazza Magione, vive situazioni di disagio economico e sociale, per costruire collettivamente una reale prospettiva di cambiamento".  
 

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