Mercoledì, 17 Luglio 2024
Mafia Zisa

Mafia, 27 imputati del clan di Porta Nuova scelgono l'abbreviato: un boss potrebbe tornare libero

Erano tutti coinvolti nell'operazione "Vento" che scattò l'anno scorso a 6 giorni dall'omicidio di Giuseppe Incontrera, che avrebbe dovuto finire in carcere anche lui. A Giuseppe Di Giovanni, fratello di Gregorio e Tommaso, bisognerà rinotificare gli atti e potrebbero scadere i termini di custodia cautelare. Resta latitante Giuseppe Auteri, detto "Vassoio"

Il blitz "Vento" contro il clan di Porta Nuova scattò sei giorni dopo l'omicidio di Giuseppe Incontrera che, se non fosse stato eliminato a colpi di pistola sarebbe finito in carcere pure lui. Oggi 27 dei 30 imputati nel processo nato dall'inchiesta dei carabinieri hanno scelto di essere processati con il rito abbreviato davanti al gup Cristina Lo Bue. 

Tre posizioni sono state stralciate. Prima di tutto quella di Giuseppe Di Giovanni, fratello dei boss Gregorio e Tommaso, che sarebbe stato a capo della famiglia mafiosa, e che potrebbe tornare libero per decorrenza dei termini di custodia cautelare in quanto non gli sono stati notificati né l'avviso di conclusione delle indagini né la richiesta di rinvio a giudizio e servirà ora del tempo per provvedere alla nuova notifica degli atti. Stesso discorso per Giuseppe Auteri, soprannominato "Vassoio", che tuttavia è latitante ormai da quasi un anno ed era sfuggito anche all'arresto. Rinviata a domani la scelta del rito per Giuseppe Pispicia, che secondo l'accusa avrebbe gestito lo smercio di droga nella zona di via Cipressi.

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Il giudice ha anche ammesso le parti civili, tra cui il Comune di Palermo, rappresentato dall'avvocato Ettore Barcellona, il Centro Pio La Torre, difeso dall'avvocato Francesco Cutraro, Addiopizzo, Fai, Sos Impresa e lo Sportello di solidarietà (assistiti dagli avvocati Maurizio Gemelli, Maria Luisa Martorana, Valerio D'Antoni e Ugo Forello).

A scegliere l'abbreviato sono stati: Tommaso Lo Presti "il lungo", che dopo essere stato scarcerato, secondo i sostituti procuratori Giovanni Antoci, Gaspare Spedale e Luisa Bettiol, avrebbe ripreso il comando del clan, Filippo Burgio, già condannato in passato per aver favorito la latitanza di Gianni Nicchi e padre di Emanuele, il giovane ucciso a colpi di pistola alla Vucciria il 31 maggio del 2021, ma pure Calogero Lo Presti, detto "zu Pietro", Salvatore Incontrera, figlio proprio di Giuseppe, l'uomo assassinato in via Imperatrice Costanza, alla Zisa, il 30 giugno dell'anno scorso, che assieme al padre avrebbe gestito lo spaccio nella zona di piazza Ingastone, Nicolò Di Michele, che avrebbe rifornito di hashish e marijuana tutte le piazze, Antonino Ventimiglia, che sarebbe stato uno dei fornitori autorizzati dal capomandamento, Giorgio Stassi e Antonino Stassi, che avrebbero gestito lo smercio di droga in via Regina Bianca e alla Vucciria assieme ad un altro imputato, Leonardo Marino

La mappa del pizzo: "O paghi o levi mano"

Rito abbreviato anche per Roberto Verdone, che si sarebbe occupato anche lui della piazza di via Regina Bianca, in particolare della consegna della droga 24 ore su 24 e a domicilio, per Giuseppe Giunta, che avrebbe imposto il pizzo e avrebbe gestito lo smercio di stupefacenti a Ballarò e al Capo, dove avrebbe operato anche un altro imputato che ha scelto il rito alternativo, Andrea Damiano. A giudizio con l'abbreviato anche Gioacchino Fardella e Antonino Bologna, Domenico Lo Iacono, Salvatore Di Giovanni, Giuseppe D'Angelo, Massimiliano D'Alba, Antonino Fardella, Gaetano Verdone, Francesco Verdone, Marco Verdone, la moglie di Giuseppe Incontrera, Maria Carmelina Massa, Vito Lo Giudice, Francesco Domina, Francesco Cerniglia e Antonino Talluto.
 

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