Il clan dell'Arenella e gli affari sporchi all'ombra del Duomo: "Cosa nostra infiltrata a Milano"

Nella città della Madonnina cresce lo spettro delle organizzazioni mafiose. Rafforzati gli accertamenti sulle attività commerciali. Una interdittiva ogni dieci giorni: il caso della gioielleria di Gaetano Fontana. La sorella è legata al nipote di Piddu Panno, capomafia di Casteldaccia, ucciso a Bagheria

Il Duomo di Milano

La mafia palermitana all'ombra del Duomo. A Milano cresce lo spettro delle organizzazioni mafiose. E aumenta in modo esponenziale il sospetto di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Basta citare un dato su tutti: un'interdittiva ogni dieci giorni disposta dalla Prefettura. Scatta così la stretta antimafia agli affari sporchi. L’ultimo caso, come riporta il Corriere della Sera, risale a pochi giorni fa. Parliamo della gioielleria "Luxury Hours" di via Felice Cavallotti, a metà strada tra il Duomo e il Tribunale.

"Perché quando si parla di mafia anche i simboli hanno un significato - scrive il Corsera -. In questo caso a pesare sulla chiusura disposta dalla Prefettura è stata la storia del compagno della titolare, Michela Radogna. Si tratta di Gaetano Fontana, 43 anni, palermitano ma residente a Milano, che ha da poco scontato una condanna per associazione mafiosa. Fontana è considerato dagli investigatori 'organico alla cosca dell’Arenella-Acquasanta di Palermo'. Esattamente come suo padre Stefano, il reggente del clan". 

Ma c'è di più. La sorella di Gaetano Fontana è legata al nipote di Piddu Panno, capomafia di Casteldaccia, ucciso a Bagheria. Panno, insieme ai boss Bontate, Inzerillo, Spatola faceva parte della "vecchia guardia" mafiosa: i capimafia nel 1981 si incontrarono ripetutamente per organizzare un piano per uccidere Totò Riina. Ma il capo dei corleonesi venuto a conoscenza del piano su soffiata di Michele Greco, subito dopo fece sparire Piddu Panno. Bontate reagì facendo ammazzare due uomini vicini a Riina: Angelo Graziano e Stefano Giaconia.

"Un quadro sufficiente, per gli esperti dell’Antimafia (Dia, polizia, carabinieri, finanza e polizia locale) coordinati dal prefetto Renato Saccone, per disporne la chiusura per il rischio che "l’associazione mafiosa possa condizionare l’operato dell’impresa", spiega il Corriere. Un caso che era stato segnalato dal presidente della commissione comunale Antimafia, David Gentili. E che rappresenta l’ottavo episodio di chiusura amministrativa ad esercizi pubblici per contiguità mafiose nel 2019.

L’interdittiva è una misura preventiva, che ha l’obiettivo di impedire i rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione a società formalmente estranee ma che si sospetta possano avere collegamenti, diretti o indiretti, con la criminalità organizzata. Davanti a un fenomeno così potenzialmente diffuso e alla necessità di realizzare controlli sempre più approfonditi, recentemente il prefetto ha firmato  un patto triennale per rafforzare i controlli antimafia sulle attività commerciali.

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