Tutti in processione dal boss dell'Acquasanta: "Aiutami a recuperare l'affitto"

Quando Giovanni Fontana tornava da Milano sarebbe stato assediato da decine di persone per le questioni più disparate. Dall'inchiesta "Mani in pasta" che ha portato a 90 arresti emerge che il "rispetto" per i mafiosi sarebbe rimasto anche alla loro morte: documentata la fila ad una messa per il capoclan Stefano Fontana

Operazione "Mani in pasta" - le intercettazioni

Non gli avrebbero neppure lasciato il tempo di arrivare da Milano: appena il boss dell’Acquasanta Giovanni Fontana avrebbe messo piede a Palermo ecco che sarebbe stato subito assediato da decine di persone in cerca di favori, consigli oppure semplicemente di accaparrarsi la sua benevolenza riferendogli le ultime notizie e facendo anche la spia su affari non autorizzati. Non a caso il procuratore aggiunto Salvatore De Luca e i sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta che coordinano l’inchiesta “Mani in pasta”, che martedì ha portato a 90 arresti, parlano di “una processione senza sosta” per incontrare il mafioso. E i boss sarebbero stati riveriti non solo da vivi, ma anche da morti: a una messa per commemorare il capomafia Stefano Fontana, per esempio, ci sarebbe stata la fila di fedelissimi per omaggiarlo.

Tutti in fila dal boss

La guardia di finanza ha documentato come nella sola giornata del 29 aprile 2016 il boss Giovanni Fontana sia stato fermato da tantissime persone che chiedevano il suo intervento per le questioni più disparate. “E’ di assoluta evidenza – scrivono gli investigatori – che la gente veda in Giovanni Fontana, in quel momento unico rappresentante della famiglia presente sul territorio, un punto di riferimento assoluto e ne riconosca la leadership di natura tipicamente mafiosa”.

I nomi degli arrestati

L’orologio rubato e l’inquilino moroso

Un uomo voleva aiuto per recuperare un prezioso orologio rubato a un’anziana zia: “Se c’è la possibilità di rintracciare questo orologio… Bastonate ad una cristiana di 70 anni, non è una cosa dignitosa!”. E il boss si metteva subito a disposizione. Così come dava poi consigli ad una persona che avrebbe avuto problemi con un inquilino moroso: “Mi deve dare 10 mila euro, da agosto dell’anno scorso, siamo di nuovo ad agosto!”, diceva infastidito e Fontana suggeriva: “Non ti preoccupare, mandagli la lettera di sfratto subito!”. 

Il debito di 350 euro

C’erano poi i titolari di un compro oro che non sarebbero riusciti a recuperare 350 euro da un tale “Giampiero”, dedito anche alle truffe: “Avevo preso una collana la settimana prima – raccontava uno degli imprenditori – la giornata che la doveva pagare l’hanno arrestato! Per ora è messo che cerca soldi… Non è che uno si sta scantando per 350 euro...”. E il boss rimarcava: “Mica si deve arrangiare a truffare i cristiani!”. Uno dei titolari del negozio riprendeva: “E’ venuto quattro volte: ‘Giampiero sei venuto quattro volte, sono passati quattro mesi e tu mi hai detto la settimana che entra, ma quel problema è rimasto a me! Io una cortesia ti ho fatto e tu già dovevi venire subito con i soldi, ti ho risolto non pochi problemi!”.

La multa da 25 mila euro

Anche Gaetano Pensavecchia si rivolgeva a Fontana per risolvere la questione di una multa da 25 mila euro legata ad alcune slot: “Io sto pagando 25 mila euro di verbale di quando c’erano le macchinette! Siccome la licenza era a nome mio, ce lo siamo accollati noialtri, ma sono di Giulio Biondo! Siamo a 2.500 euro che mi deve dare, ci vado ogni giorno, mi dice: ‘Questa settimana ti raccolgo mille...’. Mica è giusto!”. Il boss in questo caso si arrabbiava: “A me deve dare un mare di soldi, questo cornuto! E’ un cornuto, un pezzo di merda, un carabiniere, uno senza dignità, dovunque fa porri, dovunque!”.

“Mi serve un magazzino”

Un’altra persona, per il tramite di Domenico Passarello, faceva sapere a Fontana che era alla ricerca di un magazzino all’Arenella: “Mi ha domandato: ‘Ma c’è qualche magazzino da prendere là? Questi della fabbrica del ghiaccio, vorrei fare una cosa pure io’”. Il boss risolveva subito la questione: “Gli diciamo che gli diamo la casa del ghiaccio, la vuole? Se la compra? Vaglielo a dire tu, io non ci voglio parlare”.

Lo spione

Quando il boss scendeva da Milano all’Acquasanta da lui si sarebbero precipitati anche una serie di spioni, pronti a riferirgli nomi e magagne per conquistare la sua benevolenza. Una persona, per esempio, rivelava a Fontana l’esistenza di un grosso giro di soldi di un tale “copertone”, legato ad alcune slot che non sarebbero state autorizzate: “C’ha un mare di soldi spicci che usciva dalle macchinette là di fronte, da ‘copertone’! Aveva due belli… pieni di soldi, questi trasparenti pieni di soldi sfusi, c’ha le macchinette là!”.

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La messa per il capomafia

Ossequiati da vivi, ma pure da morti i boss dell’Acquasanta. Gli investigatori hanno infatti documentato come il 20 settembre 2014, in occasione di una messa celebrata a un anno dalla scomparsa del capomafia Stefano Fontana, ci sarebbe stata la fila di fedelissimi per commemorarlo. “E’ stata certificata la presenza – dice la guardia di finanza – di molteplici pregiudicati, persone ‘vicine’ al boss defunto, in data 20 settembre 2014, allorquando i fratelli Gaetano e Giovanni Fontana (domiciliati a Milano, ndr) si sono recati a Palermo per assistere alla messa di commemorazione della morte del padre Stefano. Unitamente ai fratelli – si legge ancora nell’ordinanza del gip Piergiorgio Morosini – sono intervenuti, tra gli altri, anche personaggi di un certo calibro criminale, come Domenico Passarello e Giulio Biondo, già autisti del capomafia, e Giovanni Ferrante”, quest’ultimo nipote di Fontana e, secondo l’accusa, braccio del clan.
 

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