Mafia

"Coca alla senape, una guardia al soldo", u Panda svela i segreti del traffico di droga

Il boss Vitale arrestato a gennaio ha iniziato a collaborare con la magistratura ricostruendo le dinamiche malavitose in città. La droga arrivava dalla Campania, in bagagli unti per ingannare i cani. E parla anche della complicità di una guardia carceraria

I prezzi della droga diminuiti vertiginosamente negli anni, gli stratagemmi usati per ingannare il fiuto dei cani e fare arrivare in città coca ed eroina. Uno su tutti ungere i bagagli con maionese o peperoncino. Sono alcune delle rivelazioni fatte agli inquirenti da Giovanni Vitale, ritenuto a capo del clan mafioso di Resuttana e noto nell'ambiente criminale come "u Panda". Arrestato a gennaio, ha iniziato a collaborare con la magistratura ricostruendo le dinamiche malavitose in città. Dai verbali emerge una Palermo dove c'è un grosso smercio di droga, soprattutto cocaina ed eroina. Dichiarazioni che arrivano in un periodo "caldo", in cui diverse inchieste della polizia stanno svelando i vizi della Palermo più o meno facoltosa e stanno aprendo le porte del carcere ai pusher.

Vitale ha una condanna a 8 anni per associazione mafiosa e oggi racconta di fiumi di droga fatti arrivare in città da Napoli. Nel tempo gli affari sarebbero passati dalle mani della famiglia Profeta, coinvolta nella strage di via D'Amelio, a quella dei Fascetta. Vitale faceva su e giù da Secondigliano. "Iniziamo a prendere il chilo (di droga ndr.) - racconta - mezzo chilo, mai più di un chilo. Diciamo ogni quindici giorni, ogni settimana, ogni dieci giorni". Ma per i rifornimenti vengono impiegati dei corrieri. "Erano tre chili, è arrivata in una valigia scura, piena di ketchup, senape, tutta sparsa e peperoncino.. per non fare sentire ai cani". "La facevamo arrivare - racconta - nei pacchi di caffè". E ancora: "Prima uscivamo a 90 mila euro (al chilo ndr), adesso la escono a 30, a 25.. a 40". Mentre per dieci chili di hashish il clan pagava circa 18 mila euro.

Una cosa però non era nelle "competenze" di Vitale: il taglio delle dosi. "Ma voi la tagliavate anche la cocaina con altre sostanze?", chiedono i magistrati. "No, no, mai, mai, altrimenti si vendeva dopo, a noi ci interessava  vendere subito.. ecco per questo.. e guadagnare velocemente. Guadagnavamo molto di meno. Poi anche perché se si sbagliava.. sentivamo è morto stu tizio ...quindi non volevamo fare queste cose".

Il neo collaboratore di giustizia parla anche della complicità di una guardia carceraria attraverso la quale faceva avere del denaro a un mafioso detenuto con cui aveva gestito il business dello stupefacente. In cambio del favore l'agente penitenziario, in servizio all'Ucciardone, intascava lui stesso del denaro. "Gli mandavo le cose con una guardia carceraria", racconta. "Sua moglie mi chiamava, (la moglie del detenuto ndr),- spiega ai pm - dice Tony compragli le scarpe, compragli il salmone, compragli... Gli davo 100 euro alla guardia".

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