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Il blitz all'Acquasanta, quella volta che il boss puntò sull'Inter per non pulire la sua cella

Giovanni Ferrante, arrestato con altre 89 persone nell'operazione "Mani in pasta", quando era recluso all'Ucciardone non poteva scommettere soldi sulle partite e si sarebbe inventato altro. Il retroscena raccontato da un altro indagato: "Ha vinto ed è messo lì che non fa niente, io invece ho perso soldi"

Essendo recluso all’Ucciardone, il boss Giovanni Ferrante non poteva puntare soldi né sulle partite di calcio né sulle corse dei cavalli, a lui particolarmente care. Si sarebbe inventato quindi un'altra scommessa: con altro detenuto avrebbe deciso di giocarsi l’Inter vincente per non fare le pulizie nella loro cella. Il retroscena emerge dalle intercettazioni dell’operazione “Mani in pasta” della guardia di finanza, che martedì ha portato all’arresto di 90 persone, smantellando il clan dell'Acquasanta.

A raccontare della strana scommessa di Ferrante è un altro indagato, Giovanni Di Vincenzo, mentre parla con la compagna del boss, Letizia Cinà. E se Ferrante indovinando quel gol vincente al novantatreesimo minuto avrebbe ottenuto un vantaggio, per Di Vincenzo quella stessa partita sarebbe stata invece una rovina. 

“Oggi mi è arrivata la lettera - riferisce Di Vincenzo - dice (Ferrante, ndr) che per ora non fa niente, perché ha vinto una scommessa con l’interista… Per ora non fa niente, lavora questo al posto suo per una settimana… Dice che si sono messi di scommessa, forse chi perdeva per una settimana deve fare le pulizie… E ha vinto ed è messo che da una settimana non fa niente!”. E poi aggiungeva: “Ora glielo scrivo: ‘Compà, non mettere più scommesse contro l’Inter perché tu hai vinto la scommessa e io ho perso soldi con l’Inter al novantatreesimo’… Lui ha vinto la scommessa e io - si rammaricava - ho perso i soldi!”. 

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