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L'auto nella quale fu trovato il cadavere carbonizzato di Giambanco

L'auto nella quale fu trovato il cadavere carbonizzato di Giambanco

Parla il pentito Pipitone, luce su tre omicidi irrisolti: quattro fermi

Ferdinando Gallina, Giovan Battista Pipitone, Antonino Di Maggio e Salvatore Cataldo sono accusati degli omicidi di Antonino Failla, Giuseppe Mazzamuto e Francesco Giambanco. La svolta grazie alle dichiarazioni dell'uomo d'onore della famiglia mafiosa di Carini

Svolta su tre omicidi di mafia grazie alle rivelazioni del pentito Antonino Pipitone. I carabinieri hanno eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura di Palermo diretta da Francesco Lo Voi e con il coordinamento dell’aggiunto Vittorio Teresi e dei sostituti Annamaria Picozzi, Amelia Luise e Roberto Tartaglia, nei confronti dei carinesi Ferdinando Gallina (ricercato di 39 anni), Giovan Battista Pipitone (67), Salvatore Cataldo (deceduto) e Antonino Di Maggio, 62enne di Torretta. Sono accusati dell’uccisione di Antonino Failla, Giuseppe Mazzamuto, uccisi con il metodo della "lupara bianca" il 26 aprile 1999 e di Francesco Giambanco nel 2000 (GUARDA IL VIDEO).

Alle indagini ha contribuito il neo pentito Antonino Pipitone, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Carini e condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe D’Angelo. Altre importanti dichiarazioni erano arrivate, già nel 2008, da Gaspare Pulizzi. "I conseguenti riscontri eseguiti dai militari dell’Arma - spiegano dal Comnando - hanno consentito di ricostruire i delitti e determinare i ruoli ricoperti da ciascuno dei quattro. Giovan Battista Pipitone, Antonino Di Maggio e Salvatore Cataldo, con Pulizzi e Vincenzo Pipitone (detenuto), attirarono all’interno di un’abitazione Failla e Mazzamuto, ritenuti responsabili di un incendio. Il primo venne ucciso a colpi di accetta, mentre il secondo con un’arma da fuoco. I loro cadaveri non sono mai stati ritrovati".

Per l’altro omicidio, quello di Giambanco, i carabinieri hanno ricostruito le responsabilità di Ferdinando Gallina, detto Freddy, Antonino Pipitone, Gaspare Pulizzi e Giovanni Cataldo. Sedici anni fa lo uccisero colpendolo violentemente alla testa con un bastone e occultarono il cadavere nel bagagliaio di un’auto poi data alla fiamme. L’ordine di esecuzione arrivò dal capo della famiglia mafiosa di Carini, Giovan Battista Pipitone, e dal fratello Vincenzo. I due avevano sentenziato la sua morte in quanto lo reputavano responsabile della scomparsa di Federico Davì e di alcuni incendi che erano stati registrati nella zona di Carini.

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