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All'ippodromo cavalca la mafia, il Panda: "Cosa nostra trucca tutte le corse"

Grandi affari e la regia dei boss sulle scommesse clandestine. Giovanni Vitale, neopentito, rivela al pm Annamaria Picozzi: "Soldi raccolti insieme al 'Topo delle Zen', le gare erano falsate"

Le mani della mafia sull'ippodromo palermitano. Grandi affari, gare truccate e la regia dei boss sulle scommesse clandestine. A raccontarlo è il neopentito Giovanni Vitale, 47 anni, conosciuto negli ambienti della criminalità organizzata anche come "U tignusu" e "U Panda". Vitale - delegato alla gestione delle estorsioni, alle dirette dipendenze di Giuseppe Fricano, reggente del mandamento di Resuttana - si occupava di cavalli e di ciò che girava attorno agli affari dell'ippodromo, come le scommesse clandestine. Soldi, tanti, tantissimi soldi, grazie alle corse truccate. 

Vitale, neopentito, arrestato dai carabinieri il 24 gennaio dopo due mesi di latitanza, in questi giorni è stato interrogato dai pm Annamaria Picozzi e Amelia Luise. I verbali con le sue dichiarazioni sono stati depositati agli atti del processo denominato "Apocalisse" a carico di boss e gregari dei clan palermitani. Il racconto di Vitale viene fuori dalla prima deposizione in aula e i verbali sono stati riportati dal Giornale di Sicilia.

"Le corse erano tutte truccate - ha detto il neopentito al pm Annamaria Picozzi - non ce n’era una che non lo fosse. Al momento in cui noi entravamo all’ippodromo, automaticamente la corsa era truccata. Si vede subito, quando è così". Il Panda raccoglieva e portava soldi tra una palestra dello Zen, "una specie di magazzino", un tabacchino e una macelleria di Pallavicino, andava da un tale che conosce come "il Topo dello Zen". Tutto questo tre volte a settimana, quando c’era la vecchia valuta per 500 mila lire, poi per 500 euro. 

Grandi affari all'ippodromo, ma il "lavoro" - nell'impianto di viale del Fante - non era per tutti e per questo scattò una specie di commissariamento. Giuseppe Fricano "disse che Intravaia non se ne sarebbe più occupato". Così toccò a Luigi Gigetto Siragusa, nuovo capo. "Assieme a Gigetto - riporta il Giornale di Sicilia - c’eravamo io, Calogero Ventimiglia, Antonino Taralla (Tarallo, in realtà, ndr), Biscottino, che è Nicola Geraci, Vincenzo Lucà e Antonino Siragusa, cugino di Luigi".

Il Panda era stato condannato per mafia a 8 anni e 4 mesi nella tranche proprio del processo "Apocalisse" celebrata in abbreviato. Avrebbe deciso di collaborare per amore della moglie. Ed è proprio seguendo i movimenti della donna che i militari un mese e mezzo fa erano riusciti a localizzare il rifugio del "Panda" (IL VIDEO DELLA CATTURA) che in questi giorni sta svelando i segreti della mafia palermitana.

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