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Riina jr in tv, vertici Rai in Vigilanza e Orlando attacca: "Genuflessi a un mafioso"

Ancora caos per l'intervista a Salvo Riina, figlio del boss Totò Riina, negli studi di Porta a Porta. La puntata ha scatenato una netta polemica tra Palermo e Roma, tra il Comune e i vertici di viale Mazzini

E' ancora bufera per l'intervista a Salvo Riina, figlio del boss Totò Riina, negli studi di Porta a Porta. La messa in onda della puntata ha scatenato feroci discussioni e innescato la polemica tra Palermo e Roma, tra il Comune e i vertici di viale Mazzini. A fare infuriare Orlando, che nei giorni ha reso noto di volere denunciare la Rai in sede civile, questa volta sono state le dichiarazioni rese dal direttore editoriale dell'offerta informativa dell'azienda, Carlo Verdelli, durante l'audizione in commissione di Vigilanza.

"Il cda  - ha detto Verdelli - non mi ha dato il compito di censore, chi conosce la mia storia sa che non può essere così. Non posso censurare un programma perché ci sono 5-10-20 politici che mi chiedono di farlo perché questo costituirebbe un vulnus" per l'autonomia della Rai. "Le accuse di negazionismo sono toni troppo irreali, meschine - ha detto ancora Verdelli - Saviano, che è considerato da qualcuno un campione dello studio del fenomeno mafioso, chiede alla Rai di venire a spiegare il senso vero di quell'intervista. Sospettare che Vespa abbia fatto questa intervista per fare pubblicità al libro non è accettabile. Ogni cosa può essere fatta meglio, ma Vespa le domande le fa. Credo che in qualche modo la Rai abbia contribuito a far sì, come dice Maria Falcone, che da una cosa cattiva ne sia nata una buona, che è stata la reazione. Il saldo finale è che il figlio di Riina è per tutti un mafioso acclarato che ha mandato messaggi per candidarsi a capo della mafia. La sua vita sarà meno tranquilla, questo è il frutto dell'informazione". 

Parole che non sono andate giù a Orlando. "Le dichiarazioni rese - tuona - confermano, se non addirittura aggravano, la posizione dell'azienda. La Rai, infatti, non solo ha utilizzato uno dei maggiori e più seguiti format televisivi per pubblicizzare un prodotto editoriale privato, si è anche genuflessa davanti al mafioso Salvo Riina e alla cultura criminale che egli rappresenta. Oggi è arrivata anche a deridere il ruolo di una Commissione parlamentare bicamerale, confermando arroganza e disprezzo per le istituzioni. Evidentemente la dirigenza Rai non solo pubblicizza i mafiosi, ma ne copia cultura e atteggiamenti". "Sono tutti fatti - conclude - che confermano la necessità di citare in tutte le sedi competenti l'azienda a ogni suo livello decisionale".

Intanto i vertici Rai hanno deciso che da ora in poi le procedure saranno gestite diversamente. I responsabili dei programmi, anche di infotainment, dovranno condividere le scelte con Verdelli, che avrà la supervisione sui contenuti giornalistici. Poi saranno i piani editoriali a precisare i criteri da seguire.

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