La mafia, il boss e la birra: scatta interdittiva per la società che gestisce Spillo

Così ha deciso il Prefetto Antonella De Miro per la Riccaram srl, riconducibile a Filippo Bisconti. Il boss del mandamento Misilmeri-Belmonte, arrestato a dicembre scorso, ha iniziato a collaborare con i magistrati svelando alcuni retroscena della cupola mafiosa

Spillo, la birroteca di cortile dei Benedettini

Interdittiva antimafia per la Riccaram srl, la società che gestisce la birreria Spillo. Così ha deciso e comunicato al Comune la Prefettura per il locale che si trova nella zona dell’Alberghiera. L’amministratore unico dell'attività di cortile dei Benedettini sarebbe il figlio di Filippo Bisconti, quest’ultimo considerato uno dei boss della cupola mafiosa nonché capo mandamento di Misilmeri-Belmonte.

“La società è attinta da cause ostative - si legge in una nota della Prefettura firmata dal prefetto Antonella De Miro - perché il suo rappresentante legale e socio unico è stato sottoposto, in tempi diversi, a provvedimenti definitivi di applicazione di misure di prevenzione personali ed è stato altresì condannato con sentenza definitiva per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso”.

Dopo gli opportuni accertamenti la Prefettura ha dunque ravvisato gli estremi per far spiccare l’interdittiva “ai sensi dell’articolo 67 del codice unico antimafia le persone raggiunte da condanne definitive o, ancorché non definitive, confermate in grado di appello, nonché per i reati di cui all'articolo 640 ai danni dello Stato o di un altro ente pubblico, e all'articolo 640 bis del codice penale”.

Lo stesso meccanismo è valido per “le persone alle quali sia stata applicata con provvedimento definitivo una delle misure di prevenzione personali previste dal libro I, titolo I, capo II del Codice antimafia'' che dunque ''non possono ottenere licenze, autorizzazioni e concessioni, e per i titoli abilitativi eventualmente rilasciati è disposta la decadenza delle attestazion". Dunque la palla passa ora all’Amministrazione comunale.

Bisconti padre è stato condannato con sentenza definitiva per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il suo arresto è stato frutto del lavoro investigativo dei carabinieri sotto il coordinamento della Procura. Qualche settimana dopo l’arresto il capo mandamento ha deciso di collaborare con la giustizia, fornendo conferme e nuovi spunti per tracciare un quadro completo della “cupola”.

Boss collabora: "Ecco chi comanda"

Già nel 2016 a Bisconti erano stati sequestrati beni 3 milioni di euro, cioè l’impero che il 56enne sarebbe riuscito a costruire negli anni anche grazie ad alcune intestazioni fittizie di società attive nel campo dell’edilizia. A firmare il provvedimento il presidente della sezione Misure di prevenzione Giacomo Montalbano, che ha tolto dalla disponibilità del capo mandamento quattro società, rapporti bancari, un appartamento e un’auto.

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