Mercato ortofrutticolo, interdittiva antimafia per un’azienda: "A rischio infiltrazioni"

Il provvedimento colpisce La fenice ortofrutticola srl. La società, nei giorni di chiusura dello "scaro", aveva aperto abusivamente una "filiale" alla Zisa. Nel deposito trovato come custode un imprenditore condannato per intestazione fittizia

I finanzieri durante i controlli nel capannone della Zisa

Interdittiva antimafia per una delle società attive all’interno dello "scaro". Il prefetto di Palermo ha firmato il provvedimento che colpisce l’azienda La fenice ortofrutticola srl alla quale, nei giorni scorsi, la guardia di finanza ha sequestrato un capannone di mille metri quadrati in zona Zisa dov’era stato aperto abusivamente un mercato alternativo nei giorni di chiusura dei capannoni di via Montepellegrino per l’emergenza Covid-19. Al suo interno i militari, durante le ispezioni, hanno trovato l’imprenditore Salvatore D’Amico, arrestato nel 2012 e accusato di essere prestanome di un boss della Noce, poi condannato a un anno e 8 mesi per intestazione fittizia.

Il ministero dell’Interno ha raccomandato ai prefetti di "vigilare sulle possibili infiltrazioni mafiose nell’economia legale". Nell’ambito degli ultimi controlli le fiamme gialle hanno effettuato un sopralluogo in un deposito che si trova in via Libero Grassi 12/A accertando "l’organizzazione - ricostruisce il prefetto Antonella De Miro - l’organizzazione di un mercato illegale all’ingrosso ed al dettaglio di ortofrutta, al di fuori del mercato ortofrutticolo della città", riconducibile a La fenice ortofrutticola srl. Dentro il capannone c’erano centinaia di bancali pieni di frutta e verdura messi in vendita anche dopo la riapertura dello "scaro", dove la società è tornata il 9 aprile, dopo i controlli delle fiamme gialle.

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Il punto vendita però era stato messo in piedi il 26 marzo in assenza della necessaria comunicazione di avvio dell’attività da sottopore al Comune. "Il provvedimento - scrive il Prefetto - è da mettere in relazione all’interesse di D’Amico all’esercizio di tale attività. Sul prospetto esterno del capannone è apposta una insegna commerciale riportante la scritta ‘Ortofrutticola di Salvatore D’Amico’ e lo stesso D’Amico era presente al momento dell’accesso all’interno del capannone di cui si definiva ‘custode’, dichiarando ai militari di averlo egli stesso ceduto con un comodato gratuito alla società La fenice ortofrutticola srl".

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Questi elementi, dopo i successivi accertamenti, sarebbero stati considerati sufficienti per "far ritenere sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società, tenuto conto della personalità di D’Amico, già condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione per intestazione fittizia, arrestato nell’ambito dell’operazione Atropos condotta dalla polizia nel 2012 a carico della famiglia mafiosa della Noce ed in considerazione che lo stesso è stato destinatario di misura prevenzione patrimoniale della confisca di altra ditta di vendita di ortofrutta. D’Amico risulta affidato in prova ai servizi sociali sino al 22 aprile 2020, con la prescrizione di dedicarsi al lavoro dalle 6 alle 10 presso altra ditta operante anch’essa all’interno del mercato ortofrutticolo".

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