Mafia Libertà / Via Enrico Albanese

"L'avvocato che lavorava per la mafia", setacciato lo studio di Marcatajo

I finanzieri hanno sequestrato diversi scatoloni dallo studio di via Enrico Albanese del legale arrestato ieri insieme ad altre otto persone nell'operazione "Cicero". Al via gli interrogatori

Documenti e pen drive dell’avvocato accusato di essere legato a Cosa nostra al vaglio degli investigatori. Gli agenti della Finanza hanno setacciato ieri lo studio di Marcello Marcatajo, 69 anni, arrestato ieri insieme ad altre otto persone con l’accusa di intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita. Secondo quanto ricostruito dagli uomini del Nucleo di polizia valutaria avrebbe aiutato i Graziano, finiti anche loro in carcere, a nascondere i soldi e reinvestirli per farli tornare "puliti" attraverso operazioni bancarie e attività di società di cui faceva il prestanome. Inizieranno domattina gli interrogatori di garanzia degli nell’operazione antimafia “Cicero”, a partire dal 37enne Angelo Graziano.

I finanzieri hanno impiegato tutta la giornata di ieri per perquisire lo studio nel “salotto” buono della città, dove l’avvocato Marcatajo gestiva la sua attività e i suoi business per conto dei Graziano, arrivando per questo ad essere considerato il "salvadanaio" del gruppo affiliato a Cosa nostra, nel quartiere dell’Acquasanta. Sono stati portati via interi scatoloni di documenti che gli inquirenti considerano "molto interessanti". Secondo il racconto del pentito Vito Galatolo, il professionista avrebbe iniziato nel 2000 intestandosi un paio di appartamenti dei Graziano, fino "a mettersi a disposizione dei clan nella gestione di grosse operazioni finanziarie". Ai domiciliari è finito invece il figlio dell'avvocato, Giorgio, accusato di aver collaborato con il padre nelle sue operazioni spregiudicate.

Marcello Marcatajo-2Per gli inquirenti il legale arrestato sarebbe la mente economica di una mafia che ha investito nel mattone. Tra gli arrestati di ieri anche l’ingegnere Francesco Cuccio, che con Marcatajo (nella foto a destra) si incontrava spesso nello studio del legale di via Enrico Albanese. A differenza dell’avvocato, l'ingegnere temeva di essere scoperto. E lo confermò durante una conversazione captata dalle microspie nel novembre 2014: "…eh!...Marcello e allora, ti dico, io non voglio incontrarmi con nessuno perché non voglio andare a finire in galera, mi è stato detto da tutti, ‘non ti fare mai vedere!’. io non capisco come tu ancora te li incontri, visto che sono seguiti a vista".

VIDEO - MAFIA E COLLETTI BIANCHI, LE INTERCETTAZIONI

Sempre grazie alle cimici sono stati intercettati altri dialoghi che successivamente hanno permesso agli investigatori di entrare in possesso di documenti utili ai pm Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Roberto Tartaglia, coordinati dal Procuratore Franco Lo Voi e dall'aggiunto Vittorio Teresi, di svolgere le proprie indagini e arrivare all’ordinanza di custodia cautelare. E' il caso di un "pizzino" (in foto) rinvenuto dai finanzieri all’interno di un sacchetto di immondizia gettato da chi effettuava le pulizie nello studio di Marcatajo, consegnato al legale da David Collura, fratello di Rossella, moglie di Roberto Graziano, cugino dell’indagato.

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Collura, per come gli fu indicato, si limitò a consegnare quel pezzo di carta a Marcatajo. "E' importantissimo io ho un... messaggio per lei - diceva Collura - è scritto in una carta così, poi se lo legge magari quando ha tempo… io lo sto solo consegnando”. Cifre, nero su bianco, da spartire fra l’"avv" e l’"Ingegnere", impegnati a vario titolo in decine e decine di compravendite immobiliari da oltre dieci anni. Il pizzino, secondo quanto ricostruito dai magistrati, sarebbe stato scritto da Francesco Graziano e faceva riferimento alla costruzione di due ville a Mondello, promesse in vendita all’onorevole Francesco Cascio e a Massimiliano Sanfelici (entrambi estranei all’indagine).

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