Giovedì, 29 Luglio 2021
Mafia

Inchiesta Montagna e quei lavori nella scuola palermitana: "La mafia imponeva le assunzioni"

Gli interrogatori delle presunte vittime: i pm vogliono vederci chiaro e dispongono l'audizione degli imprenditori che avrebbero subito il racket delle famiglie di Cosa Nostra

Un momento del blitz Montagna

“Messa a posto” e imposizione di manodopera per la ristrutturazione di una scuola a Chiusa Sclafani. I pubblici ministeri della Dda di Palermo, Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra, vogliono vederci chiaro e stanno convocando quasi tutte le presunte vittime delle estorsioni che sono venute alla luce nell’ambito della maxi inchiesta “Montagna” che nell'Agrigentino il 22 gennaio ha disarticolato, con 56 arresti, le famiglie mafiose di un ampio versante del territorio.

I magistrati che stanno conducendo l’inchiesta, dopo il maxi blitz dei carabinieri, non si sono fermati e hanno delegato gli stessi militari di sentire le presunte vittime. In alcuni casi sarebbe la prima volta che vengono convocati, in altri no ma servirebbe una “conferma” o un ulteriore riscontro.

In questa prima fase sono stati citati imprenditori del settore edile che avrebbero subito, secondo quanto ipotizza il provvedimento cautelare, un’estorsione da parte di alcuni indagati. Un imprenditore avrebbe subito un tentativo di taglieggiamento che consisteva nell’assunzione, a titolo di “messa a posto”, di un dipendente nella ditta che stava eseguendo dei lavori di ristrutturazione in una scuola di Chiusa Sclafani.
Gli interrogatori sono già iniziati e proseguiranno nei prossimi giorni. Intanto l’inchiesta, presto, approderà al tribunale del riesame. 

Il mandamento “Montagna” – quello di Santa Elisabetta, che ha dato il nome all’operazione antimafia degli scorsi giorni della Dda di Palermo e dei carabinieri del reparto operativo di Agrigento – aveva uno stretto legame in particolare con le “famiglie” dell’area Palermitana delle Madonie e con quelle della provincia di Enna.

In provincia di Palermo sono finiti in carcere Franco D’Ugo (53 anni, nato e residente a Palazzo Adriano), considerato esponente della famiglia mafiosa di Palazzo Adriano, Salvatore Filippo Giacomo Di Gangi (76 anni, nato a Polizzi Generosa e residente a Sciacca), considerato reggente del mandamento di Sciacca, Giovanni Gattuso (62 anni, nato e residente a Castronovo di Sicilia), considerato reggente della famiglia mafiosa di Castronovo di Sicilia, Alessandro Geraci (32 anni, nato e residente a Petralia Sottana), Antonio Giovanni Maranto  (53 anni, nato a Polizzi Generosa e residente a Castellana Sicula), ritenuto reggente del mandamento di San Mauro Castelverde, Pietro Paolo Masaracchia (67 anni, nato e residente a Palazzo Adriano), Vincenzo Pellittieri (66 anni, nato e residente a Chiusa Sclafani), considerato esponente della famiglia mafiosa di Chiusa Sclafani, Salvatore Pellittieri  (26 anni, nato a Palazzo Adriano e residente a Chiusa Sclafani). Agli arresti domiciliari Adolfo Albanese (71 anni, nato a Petralia Sottana ma residente a Caltavuturo). Su di loro il mandamento della “Montagna” (da cui gli inquirenti prendono spunto per dare un nome all’operazione) sapeva di potere contare.

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