Giovedì, 21 Ottobre 2021
Mafia

Ilda Boccassini svela nella sua autobiografia: "Così m'innamorai di Giovanni Falcone..."

Il racconto intimo ed inedito, con toni quasi adolescenziali, nel libro "La stanza numero 30", scritto dalla pm di punta della Procura di Milano, ormai in pensione. "Il mio era un sentimento profondo, ero innamorata della sua anima, della sua passione... Ricordo quella nuotata insieme all'Addaura nel 1990 e una notte in volo verso l'Argentina"

"Me ne innamorai... Ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia, che capivo essere più importante di tutto il resto", ma "non si trattò dei sentimenti classici, il mio sentimento era altro e più profondo", è così che Ilda Boccassini, 72 anni, svela per la prima volta la "storia" che ebbe con Giovanni Falcone, eliminato a Capaci con la moglie, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, il 23 maggio del 1992. Una confessione contenuta nel libro autobiografico del magistrato, "La stanza numero 30" - e riportata stamattina in un articolo di Alfio Sciacca sul Corriere della Sera - che irrompe in un racconto dell'antimafia dove i protagonisti, gli "eroi", non hanno in genere alcuna debolezza (figurarsi amori segreti) e sono esseri quasi divini.

Nel volume "Ilda la rossa", che tra l'altro fu tra le prime ad indagare a Caltanissetta sulla strage di via D'Amelio e capì - mettendo in guardia i colleghi - che il falso pentito Vincenzo Sacarantino era appunto un "pupo vestito" (un dato sancito definitivamente solo due giorni fa con la sentenza emessa dalla Cassazione nel così detto Borsellino quater), racconta la sua carriera, ma parla anche da donna. E, con parole dal sapore adolescenziale, ricorda anche il tratto di strada percorso con Falcone, che segnò poi tutta la sua vita, anche nel metodo investigativo.

"Cosa ci avrebbe riservato il destino se non fosse stato ucciso?"

"Cosa avrebbe riservato il destino a me e Giovanni, se non fosse morto così precocemente?", si chiede Boccassini che conobbe Falcone negli anni Ottanta. E ammette: "E' molto complicato per me parlarne" e il sentimento che sentiva "non prevedeva una condizione di vita quotidiana, il bisogno di vivere l'amore momento per momento" e "sapevo di non poter condividere con lui un cinema o una gita in barca, pur desiderandolo, ma non ero gelosa della sua sfera privata, né poteva vacillare la mia. Temevo che quel sentimento potesse travolgermi. E così in effetti sarebbe stato, perché lo hanno ucciso".

"Quel bagno all'Addaura e la nuotata verso l'ignoto"

Boccassini ricorda poi una giornata al mare all'Addaura nell'estate del 1990, cioè l'anno successivo al fallito attentato al giudice di cui ancora oggi non si conoscono completamente i contorni. Sarebbe stato proprio Falcone ad invitare la collega a fare un bagno: "Io pensai alla messa in piega appena fatta, pensieri da donna che non mi fermarono e lo raggiunsi. Giovanni - scrive ancora Boccassini - prima mi prese la mano, poi la lasciò e cominciammo a nuotare verso l'ignoto...". Ricorda anche che a Falcone "piacevano molto i miei riccioli, quante volte mi ha detto che i miei occhi erano bellissimi...".

"Il viaggio in Argentina, le canzoni di Gianna Nannini... che notte"

"Ilda la rossa" riporta poi una trasferta in Argentina, fatta meno di un anno prima della strage di Capaci, a giugno del 1991, quando con Falcone andò ad interrogare il boss Gaetano Fidanzati: "Avevo anche un walkman con una cassetta di Gianni Nannini, che ho imposto a Giovanni per tutta la durata del viaggio. Alcune canzoni mi facevano pensare alla nostra storia e le ascoltai più volte, per ore, stringendomi a lui. In top class non c'erano altri passeggeri, eravamo soli in quel lusso rilassante, la nostra intimità disturbata solo dall'arrivo delle hostess. Rimanemmo abbracciati per ore, direi tutta la notte, parlando, ascoltando Gianna Nannini e dedicandoci di tanto in tanto ad alcuni dettagli dell'interrogatorio e ai possibili sviluppi dell'indagine... Che notte...".

Questo spaccato così intimo apre uno squarcio molto diverso su quegli anni e stride con la lettura tradizionale di avvenimenti che hanno stravolto la storia dell'Isola e del Paese. Non è certo però - e va detto - il fulcro del libro, dove Boccassini, inquirente di punta della Procura di Milano in pensione dal 2019, racconta anche delle difficoltà per una donna di muoversi in quegli anni in un mondo dominato dagli uomini, di provare a far luce su affari sporchi e criminalità organizzata.

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