Sabato, 13 Luglio 2024
Mafia

Il Cnddu ricorda il giornalista Cosimo Cristina ucciso dalla mafia il 5 maggio 1960

Le iniziative del Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani per ricordare il cronista di Termini Imerese

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani commemora giorno 5 maggio sui propri canali social il giornalista di Termini Imerese, Cosimo Cristina, assassinato dalla mafia nel 1960 a soli 25 anni. Il caso Cristina ricorda quanto la stampa libera e il giornalismo di denuncia possano costituire un punto di riferimento per i cittadini e per l’intero Paese.

Le inchieste condotte dal giovane Cristina riguardavano temi molto scottanti per l’opinione pubblica: l’omicidio del sindacalista Salvatore Carnevale e del sacerdote Pasquale Culotta, avvenute a Cefalù nel 1955, la morte di Agostino Tripi, il processo per l’omicidio di Carmelo Giallombardo. Il 3 maggio ricorreva la Giornata internazionale della libertà di stampa; Cosimo Cristina cercò la verità e per la verità sacrificò la sua vita. Non sempre le condizioni all’interno delle redazioni favoriscono un’interpretazione veritiera della realtà dei fatti o degli eventi; spesso la notizia diventa veicolo di messaggio politico anziché testimonianza di verità. L’assassinio di Cosimo Cristina per molti anni considerato suicidio, presenta tragiche analogie con il caso di Peppino Impastato: i resti umani di entrambi sono stati trovati sulle rotaie; sono stati infangati e isolati per sminuirne la credibilità; entrambi tra i primi a raccontare il fenomeno mafioso quando nessuno neanche osava ammettere l’esistenza della cupola. Trascorsero molti anni prima che si ricostruisse la vicenda, grazie a un articolo di Luciano Mirone.

Nel suo primo editoriale sul giornale “Prospettive Siciliane”, da lui fondato, Cristina pronunciava parole molto significative sul ruolo del giornalismo: “Con spirito di assoluta obiettività, in piena indipendenza da partiti e uomini politici ci proponiamo di trattare e discutere tutti i problemi interessanti dell’Isola, avendo come nostro motto: “senza peli sulla lingua”. Tutto questo perché noi vogliamo che la Sicilia non sia solo quella folcloristica delle cartoline lucide e stereotipate, né quella delle varie figurazioni a rotocalco e di certa stampa deteriore, per intenderci la Sicilia di don Calò Vizzini e di Giuliano, ma la Sicilia che faticosamente si fa strada come pulsante cantiere di lavoro e di rin­novamento industriale”. Cosimo Cristina, Peppino Impastato e Giancarlo Siani, come altri loro illustri colleghi, con la forza della loro giovinezza, che spesso non riesce proprio ad accettare il compromesso e l’iniquità, hanno dimostrato nella maniera più alta possibile che la “carta stampata” è al servizio dei cittadini solo quando è l’integrità a guidare la “penna”. Il Cnddu propone il progetto “Senza peli sulla lingua”, mediante il quale gli studenti possano leggere e commentare articoli dei giornalisti locali, espressione e riferimento del proprio territorio, operando un confronto con la narrazione di Cosimo Cristina.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il Cnddu ricorda il giornalista Cosimo Cristina ucciso dalla mafia il 5 maggio 1960
PalermoToday è in caricamento