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VIDEO | L'imprenditore coraggio che riprende col telefonino chi gli chiede il pizzo...

Per la seconda volta in due anni Giuseppe Piraino ha deciso di non abbassare la testa alle richieste estorsive. E a Salvatore Guarino, uno dei fermati nell'operazione "Resilienza" che ha colpito la famiglia del Borgo, ha perfino mostrato la foto di Falcone e Borsellino

 

La prima volta non ha ceduto, la seconda... neppure. Giuseppe Piraino, 50 anni, è l’imprenditore che con una telecamerina nascosta ha incastrato chi gli ha chiesto il pizzo. Ed è la seconda volta che accede in due anni. Nella prima filmò con il telefonino Luigi Marino mentre gli chiedeva i soldi della “messa posto”. Lo scorso maggio un altro "uomo del racket", Salvatore Guarino, ci ha riprovato. Ma Piraino non ha cambiato idea e il suo no al racket resta fermo. Anzi ha mostrato all’esattore del racket la foto di Giovanni Falcone e Borsellino e un foglietto con tutte le vittime della mafia.

Guarino è uno dei fermati del blitz dei carabinieri "Resilienza" che ha colpito la famiglia mafiosa del Borgo Vecchio. Guarino - secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - aveva fatto visita al cantiere di via Emerico Amari dove gli operai della Mosina Costruzioni, l’impresa di Piraino, stavano ristutturando un appartamento. E l'imprenditore si è presentato al successivo appuntamento in via Principe di Scordia con una telecamerina nascosta. Poi ha consegnato ai carabinieri le immagini che incastrano Guarino. Come lui si sono ribellati altri imprenditori e piccoli commercianti.

"Le denunce del racket a Borgo Vecchio - dichiarano i Consiglieri comunali di Sinistra Comune Barbara Evola, Fausto Melluso, Katia Orlando e Marcello Susinno - che hanno portato al fermo di 20 persone, sono un messaggio fortissimo di liberazione per l'intera città. Sono tanti i commercianti e gli imprenditori che si sono ribellati al pizzo, in un momento tra l'altro di crisi economica e sociale dovuta alla pandemia in cui il rischio che la rilevanza delle mafie cresca è alto: a loro e alle forze inquirenti va la nostra più forte gratitudine. Ora lo Stato non arretri, ma investa ed accompagni in ogni modo il quartiere di Borgo Vecchio che, come molti a Palermo, continua a vivere gravi privazioni: serve stare vicini a chi ha denunciato ma anche all'intera comunità, in termini di servizi educativi, sociali e di welfare. Se la storia di questi decenni ci ha insegnato qualcosa è, appunto, che l’azione di denuncia e repressiva è utile - concludono - ma deve essere accompagnata da un intervento istituzionale che abbia la forza di dare una concreta alternativa, coinvolgendo le persone e non abbandonandole all'emarginazione sociale e al bisogno". 

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