Martedì, 21 Settembre 2021
Mafia Brancaccio

I boss e la truffa alle assicurazioni con i finti incidenti, via all'udienza preliminare per 13

Arriva a processo anche l'ultimo troncone investigativo sugli spaccaossa, in cui erano emersi gli interessi del clan di Brancaccio su alcune pratiche legate a falsi sinistri ma con vittime vere. Diversi degli imputati percepivano pure il reddito di cittadinanza

Michele Marino all'uscita dalla squadra mobile

Arriva a processo anche il quinto (e ultimo) filone d'indagine sui così detti spaccaossa, che attraverso finti incidenti - ma con feriti veri - avrebbero truffato milioni alle compagnie assicurative. E, come si ipotizza proprio in questo troncone, consentendo anche a Cosa nostrab di lucrare sul business. Il 24 si aprirà davanti al gup l'udienza preliminare per tredici imputati, tra cui i boss di Brancaccio Michele e Stefano Marino.

Quasi tutti erano stati fermati nel blitz della squadra mobile del 9 novembre dell'anno scorso, che era stato coordinato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Daniele Sansone. In tribunale, oltre ai fratelli Marino, dovranno presentarsi anche Antonino Chiappara, Raffaele Costa, Nicolò Giustiniani, Ignazio Ficarotta, Sebastiano Giordano, Angelo Mangano, Pietro Di Paola, Salvatore Puntaloro, Paolo Rovetto, Giuseppe Chiappara e Paolo Di Carlo. Il giudice dovrà decidere se rinviarli o meno a giudizio e, in caso postivo, gli imputati potranno eventualmente scegliere un rito alternativo.

Appena venerdì scorso è arrivat la condanna per 33 persone coinvolte nei primi due filoni d'indagine, "Tantalo" e "Tantalo bis", operazioni che avevano consentito di svelare l'affare legato ai falsi sinistri e soprattutto la disperazione delle vittime consenzienti che, pur di intascare poche centinaia di euro, erano disposte a farsi rompere braccia e gambe, facendosi lanciare addosso - spesso senza neppure un'anestesia - mattoni di tufo e pesi da palestra.

Dall'indagine per la quale ora è stata fissata l'udienza preliminare era emerso che i boss Marino avrebbero acquistato alcune pratiche relative a dei finti incidenti, in modo da poter incassare i premi assicurativi, senza tuttavia sporcarsi le mani con la macelleria praticata dagli spaccaossa.

I due fratelli, inoltre, si sarebbero occupati anche di droga e in questo affare si sarebbero affidati a Giustiniani. Quest'ultimo imputato, ufficialmente nullatenente e con il reddito di cittadinanza, sarebbe però riuscito a realizzare in pochi mesi una lussuosa villa a Ficarazzi, con cinque camere, due bagni, cucina in muratura, piscina, idromassaggio, marmi, camino e televisore 62 pollici. Anche altri imputati avrebbero percepito il reddito di cittadinanza: lo stesso Stefano Marino (500 euro al mese), Ficarotta (600 euro), Di Paola (700) e Mangano (1.330 euro).

Tra i finti incidenti che sarebbero stati seguiti dal clan di Brancaccio anche quelli in cui era stato coinvolto un bambino e un altro in cui una delle vittime sarebbe stata una donna incinta che, in seguito alla terribile messinscena, avrebbe perso il piccolo che portava in grembo.

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