Boss e spaccaossa uniti per truffare le assicurazioni, inchiesta chiusa per 13 indagati

Rischiano il processo anche i fratelli di Brancaccio Michele e Stefano Marino che erano stati fermati a novembre dalla squadra mobile. L'indagine è l'ultima sul filone dei finti incidenti con vittime disposte a farsi rompere braccia e gambe per simulare le ferite. Spuntano i nomi altre 4 persone accusate di spaccio

Michele Marino all'uscita dalla Questura

La Procura ha chiuso anche l’ultima delle 5 inchieste sul filone dei così detti spaccaossa, ovvero quello legato alla maxitruffa alle compagnie assicurative messa a segno con finti incidenti stradali, ma con vittime consenzienti, disposte a farsi rompere braccia e gambe per simulare le ferite in cambio di poche centinaia di euro. L’indagine è quella con la quale erano stati ricostruiti presunti interessi nell'imbrogio da parte di Cosa nostra, in particolare del clan di Brancaccio, e che il 19 novembre aveva portato a 9 fermi eseguiti dalla squadra mobile. A rischiare il processo sono però in 13.

L’avviso di conclusione delle indagini, firmato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Daniele Sansone, è stato notificato ai boss Michele e Stefano Marino, Antonino Chiappara, Raffaele Costa, Nicolò Giustiniani, Ignazio Ficarotta, Sebastiano Giordano, Angelo Mangano e Pietro Di Paola. A loro si sono aggiunti Salvatore Puntaloro, Paolo Rovetto, Giuseppe Chiappara, e Paolo Di Carlo, che non erano stati coinvolti inizialmente nel blitz e ai quali viene ora contestato di aver spacciato crack nella zona di piazza Bertett. Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Riccardo Bellotta, Giuseppe Farina ed Antonio Turrisi.

Dall’inchiesta era emerso che i Marino avrebbero acquistato alcune pratiche relative a finti incidenti in modo da mettere le mani sui consistenti premi concessi dalle assicurazione. Ma i due boss si sarebbero occupati anche di droga e per questo si sarebbero affidati a Giustiniani.  Questi, formalmente nullatenente, tanto da percepire il reddito di cittadinanza, secondo gli inquirenti avrebbe messo su in pochi mesi una villa lussuosa a Ficarazzi, con 5 camere, 2 bagni, cucina in muratura, piscina, idromassaggio, marmi, camino e televisore da 62 pollici. Giustiniani non sarebbe stato l’unico però a percepire il reddito di cittadinanza: lo stesso Stefano Marino avrebbe ricevuto 500 euro al mese, Ficarotta 600, Di Paola 700 e Mangano addirittura 1.330.

Tra le pratiche legate a finti incidenti che sarebbero finite in mano al clan di Brancaccio vi sarebbero state pure quelle legate ad un bambino e a una donna incinta che, proprio in seguito alla messa in scena, avrebbe poi perso il figlio che portava in grembo. Come già era emerso nelle inchieste precedenti sullo stesso tema dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Roberto Riggio veniva fuori uno spaccato di crudeltà e cinismo impressionante. 

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