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Mafia ed Expo, un palermitano tra gli arrestati: "Mi vogliono sciogliere nell'acido"

I tentacoli di Cosa Nostra che si allungano sugli appalti dell'esposizione universale. Undici arresti, c'è anche Giuseppe Lombino, prestanome dei boss e minacciato di morte dopo essersi ribellato

I tentacoli di Cosa nostra che si allungano sugli appalti di Fiera Milano ed Expo. Una società partecipata al 100% da Fiera Milano posta in "amministrazione giudiziaria" per presunti "contatti continuativi" che i suoi dirigenti avrebbero intrattenuto con personaggi legati alla mafia. Un sistema di fatture false e società cartiere creato ad hoc per creare fondi neri all'estero, riciclare il denaro frutto di frode fiscale e trasferirlo in Sicilia. C'è tutto questo nella vicenda Expo, che ha portato a 11 arresti. Tra questi anche un palermitano, Giuseppe Lombino, 60 anni.

Dalle indagini emerge una certezza: la Lombardia non è soltanto territorio esclusivo delle cosche della 'ndrangheta. Per dirla con le parole di Ilda Boccassini, procuratore aggiunto a capo della Dda di Milano, nella regione locomotiva d'Italia è stata accertata anche la presenza di "infiltrazioni criminali di Cosa Nostra". Il blitz è scattato ieri (7 persone in carcere e altre 5 ai domiciliari), il sequestro preventivo di oltre 5 milioni di euro e il commissariamento della Novostand, società interamente controllata da Fiera Milano che aveva allestito alcuni padiglioni dell'Esposizione Universale di Milano: quelli di Francia, Quatar, Guinea Equatoriale e dello sponsor Birra Poretti.

Le accuse contestate a vario titolo sono associazione a delinquere finalizzata alla commissione di vari reati tributari, appropriazione indebita e riciclaggio. Emblematica la vicenda che vede coinvolto il palermitano Giuseppe Lombino, e il personaggio chiave dell'inchiesta milanese, Giuseppe Nastasi, 40 anni, originario di Castelvetrano, finito in carcere insieme al suo braccio destro, Liborio Pace. A loro gli inquirenti contestano anche l'aggravante dell'aver agito per finalità mafiosa. Erano loro i due siciliani ai vertici dell'associazione a delinquere che faceva i soldi ad Expo e li portava a Cosa Nostra. Guai a ribellarsi. Ci aveva provato proprio Giuseppe Lombino, 60 anni, adesso agli arresti domiciliari.

Inizialmente Lombino era stato nominato amministratore unico della Job Service, società cooperativa di produzione del lavoro (ente fantasma in realtà). "Nastasi gli fa svolgere qualsiasi tipo di mansione per nulla consone alle cariche formalmente rivestite", scrive il gip. Persino dare una mano alla zia, "per pulire una cappa nel suo locale". L'altro ubbidisce sempre. Eppure a un certo punto i rapporti tra i due cambiano. Succede lo scorso gennaio, quando Nastasi vuole togliersi di torno Lombino, suo prestanome, e mettere in liquidazione la Job Service. Ma il palermitano si ribella e scatta il ricatta: 100 mila euro in cambio del suo silenzio con la Finanza.

A questo punto scattano le minacce di morte. Lombino spaventato si sfoga al telefono con Liborio Pace, uno degli amministratori del consorzio di cooperative Dominus e collaboratore di Nastasi: "Un bordello Liborio... non ti dico cosa è successo, guarda sono ancora...mi ha dato... sto figlio di puttana che mi ha scoppiato il collo... hai capito? Io me ne sono andato perchè ormai c'ha un guardiaspalle... ha fatto arrivare uno dalla Sicilia... mi ha detto che mi deve mettere nell'acido...stanno accucchiando l'acido per sciogliermi...". E' l’8 gennaio 2016, litigando al telefono, poi Lombino si fa scappare una qualche insidiosa conoscenza degli illeciti di Nastasi, tale per cui "se sciolgo la linguetta sono un kamikaze, no?!". Lombino alla fine dalla Finanza ci va veramente. Poi i controlli, le verifiche e gli arresti.

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