Mafia

La carne della mafia e le estorsioni sui gioielli di famiglia: sette arresti

In azione 100 militari per la ricerca di armi ed esplosivi. Il ruolo di Pietro Formoso, fratello di Giovanni e Tommaso, due stragisti del 1993 condannati all'ergastolo: voleva piazzare la carne di una ditta amica nei supermercati di Palermo e provincia a un prezzo più caro del solito

Un frame delle intercettazioni

La mafia voleva imporre la carne di Cosa nostra. Sette persone in manette con l'accusa, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata e frode fiscale. E' il bilancio dell'operazione messa a segno all'alba di oggi a Palermo dai militari del nucleo speciale di polizia valutaria e del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Palermo e del comando compagnia carabinieri di Bagheria.

"Tu m'ha dari i picciuli": il video dell'operazione "Gioielli di famiglia"

Le forze dell'ordine questa mattina hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal Gip presso il Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo-Direzione Distrettuale Antimafia. "Il fulcro delle indagini -dicono gli inquirenti - è costituito dalle attività illecite riferibili a una persona di elevato calibro criminale, già raggiunta da numerose sentenze di condanna irrevocabili (era il capo di un'organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti) per le quali si trova tuttora detenuta". Il riferimento è a Pietro Formoso, fratello di Giovanni e Tommaso, due stragisti del 1993 condannati all'ergastolo: voleva piazzare la carne di una ditta amica nei supermercati di Palermo e provincia, a un prezzo un po’ più caro del solito.

I nomi degli arrestati

"L’alto profilo criminale di Formoso - spiegano gli inquirenti - si desume dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, concordi nel ritenerlo coinvolto nel contesto mafioso misilmerese e palermitano, oltre che dotato di notevole capacità economica frutto delle sue attività malavitose. Il nome di Formoso - che non era mai stato colpito dall’accusa di associazione mafiosa - era già emerso nel corso di approfondimenti di segnalazioni per operazioni sospette svolte in materia antiriciclaggio". Oggi è stato arrestato con l’accusa di avere svolto un ruolo di rilievo nella famiglia mafiosa di Misilmeri "come referente per il traffico internazionale di stupefacenti proveniente dalla Spagna e dalla Colombia e per le estorsioni nei confronti di imprenditori locali, nonché per aver autorizzato l’affiliazione di alcune persone a Cosa nostra".

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Sono state documentate le reiterate estorsioni ai danni di un imprenditore palermitano, al quale sono stati richiesti 100 mila euro, come corrispettivo per l’acquisto di pietre preziose, già saldate in passato (l'operazione è stata chiamata "Gioielli di famiglia"). Emerse inoltre le condotte illecite da parte di imprenditori finalizzate ad evadere il fisco. In particolare un operatore nel settore dei compro oro aveva agito per assicurarsi un atteggiamento di favore da parte degli organi di controllo. In particolare gli inquirenti hanno ricostruito le dinamiche dell'estorsione messa in atto da Formoso a un imprenditore (in seguito alla cessione a quest’ultimo di gioielli del fratello di Formoso, Giovanni) e "di chiarire il sistematico apporto fornito nella fase di riscossione del denaro da parte di altre persone, notoriamente inserite in contesti mafiosi che hanno eseguito con metodo mafioso azioni idonee ad esercitare una particolare costrizione psicologica nei confronti della vittima, con i caratteri propri dell’intimidazione derivante dall’organizzazione criminale".

Antonio Di Stasio-2Nello stesso contesto è stato eseguito il sequestro preventivo di somme di denaro depositate su conti correnti riconducibili ad imprese individuali, operanti nel settore della vendita all’ingrosso di carne e della vendita di oro ed oggetti preziosi, che avevano omesso il versamento dell’Iva e dell’imposta sul reddito, per un importo totale di circa 850 mila euro. Per l'esecuzione dei provvedimenti sono stati impegnati circa 100 militari tra carabinieri e finanzieri dei reparti con l'ausilio di unità cinofile per la ricerca di armi ed esplosivi.

Così Antonio Di Stasio, comandante provinciale dei carabinieri di Palermo: "Ancora una volta la sinergica collaborazione tra la magistratura e le forze di polizia ha dato i suoi frutti a beneficio della cittadinanza e della relativa domanda di sicurezza in un territorio caratterizzato dall’endemica presenza del fenomeno mafioso. Quello messo a segno all'alba di oggi è stato l’ennesimo colpo nei confronti di Cosa nostra".







 

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