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Venerdì, 20 Maggio 2022
Mafia Noce

"Nessuna richiesta di pizzo all'imprenditore Rizzacasa", boss della Noce assolto in appello

L'estorsione relativa alla costruzione di un residence a Isola delle Femmine risalirebbe al 2006 ed è valsa una condanna definitiva a 10 anni al mandante, il capomafia Sandro Lo Piccolo. Per Giancarlo Seidita, che sarebbe stato il suo emissario, invece, le accuse non hanno retto ed è stato scagionato dopo 4 processi

Al boss di San Lorenzo, Sandro Lo Piccolo, ritenuto mandante dell'estorsione legata alla costruzione di un residence a Isola delle Femmine ai danni dell'imprenditore Vincenzo Rizzacasa, la vicenda è costata una condanna definitiva a 10 anni di carcere. Per il suo presunto emissario, Giancarlo Carmelo Seidita, già condannato per essere stato reggente del clan della Noce e libero da tempo, dopo un lungo processo, è arrivata invece un'assoluzione. 

A scagionare l'imputato, difeso dall'avvocato Giuseppe Di Peri, è stata la prima sezione della Corte d'Appello, presieduta da Adriana Piras. In realtà questa è la quarta sentenza che viene emessa sull'episodio: in primo grado, Seidita era stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione con il rito abbreviato (Lo Piccolo aveva scelto invece l'ordinario); in appello il verdetto era stato però capovolto e l'imputato era stato assolto. Una decisione che tuttavia era stata annullata con rinvio dalla Cassazione, anche alla luce delle nuove accuse del pentito Antonino Pipitone contro Seidita. Ma nell'appello bis che si è concluso ora, i giudici hanno deciso di confermare l'assoluzione e dunque di non seguire le indicazioni della Suprema Corte.

La vicenda al centro del processo risale addirittura al 2006, quando ancora Lo Piccolo era latitante, ma venne contestata a Seidita diversi anni dopo, quando Rizzacasa (a sua volta finito sotto processo per intestazione fittizia di beni e poi scagionato dalla Cassazione) l'aveva riferita agli inquirenti. Secondo la sua versione, quando già aveva versato una caparra da un milione di euro per acquistare il terreno sul quale avrebbe dovuto essere costruito il residence, Seidita gli avrebbe fatto sapere che Lo Piccolo avrebbe voluto entrare nell'affare e avrebbe preteso di avere la sua parte. L'imprenditore avrebbe però rifiutato l'imposizione e per evitare problemi avrebbe rinunciato a tutta l'operazione, facendosi restituire i soldi già versati.

Inizialmente le dichiarazioni di Rizzacasa non furono ritenute attendibili, tanto che, come detto, finì lui stesso sotto processo e venne poi scagionato. Successivamente, però, la denuncia fu utilizzata contro Lo Piccolo e Seidita, anche se il fatto risaliva a prima del loro arresto per mafia.

Le nuove accuse del collaboratore di giustizia Pipitone sono state contestate dalla difesa dell'imputato, visto che in prima battuta non aveva mai parlato di questa presunta estorsione ai danni di Rizzacasa e, quando in tempi più recenti lo aveva fatto, avrebbe avuto modo di apprendere le notizie anche dalla stampa. E' stata dunque messa in discussione la sua attendibilità. Non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza, ma i giudici hanno deciso di assolvere Seidita.
 

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