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Domenica, 26 Maggio 2024
Mafia Resuttana-San Lorenzo

Negato il permesso premio a un boss ergastolano, ma la Cassazione annulla il provvedimento

Il caso di Salvatore Biondo del clan di San Lorenzo, in cella da oltre un quarto di secolo per mafia e omicidi. Il magistrato di Sorveglianza gli aveva concesso un giorno di libertà, ma il tribunale aveva azzerato la decisione. La Suprema Corte: "Va verificato concretamente se ha ancora legami con Cosa nostra"

Il permesso premio gli potrà essere negato soltanto quando si sarà accertato concretamente che ha ancora legami con Cosa nostra o che ci sia il rischio di ricrearli. Anche se non si è mai pentito. Questo ha deciso la prima sezione della Cassazione - in perfetta linea con le disposizioni della Consulta - per Salvatore Biondo, 67 anni, membro del clan di San Lorenzo, condannato all'ergastolo per mafia e per una serie di omicidi, soprannominato "il lungo" per non confonderlo con il cugino omonino di un anno più vecchio, recluso da oltre un quarto di secolo. Il collegio presieduto da Stefano Mogini ha così annullato con rinvio il provvedimento del tribunale di Sorveglianza di Napoli del 7 aprile scorso, col quale al mafioso era stato negato un giorno di permesso premio, inizialmente concesso dal magistrato di Sorveglianza.

Biondo è all'ergastolo ostativo e inizialmente il permesso gli era stato concesso, ma il tribunale di Sorveglianza campano aveva poi ribaltato la decisione, sostenendo che "non erano stati esaminati i profili di sussistenza di collegamenti del detenuto con la criminalità organizzata né il pericolo di un loro ripristino". Il detenuto, dal canto suo, aveva documentato di essere in cella da oltre 25 anni e di aver sempre avuto un comportamento rispettoso delle norme e per questo aveva fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto la sua istanza ritenendola fondata.

I giudici ricordano nella sentenza che, anche con l'ergastolo ostativo, per concedere un premio al detenuto occorre vagliare "tre elementi: la condotta del detenuto, l'assenza di pericolosità sociale e la funzionalità del permesso premio alla coltivazione di interessi affettivi, culturali e di lavoro". E il tribunale di Sorveglianza di Napoli non si sarebbe "attenuto" a questi profili: dopo aver dato atto che "Biondo era stato condannato, tra l'altro, per associazione mafiosa ed omicidi aggravati dalla finalità mafiosa - si legge nella sentenza - ha revocato il permesso premio senza minimamente soffermarsi sui rapporti di Biondo con la criminalità organizzata e sul pericolo attuale di riallacciarli, pur correttamente considerando l'esame di tale profilo decisivo per l'accesso al beneficio, anche in assenza di collaborazione con la giustizia".

La Cassazione rimarca inoltre che "l'eventuale carenza di informazioni sui presupposti del beneficio non può ridondare automaticamente in danno del detenuto, ma deve essere il giudice procedente a disporre le verifiche idonee a colmare le individuate mancanze istruttorie, decisive ai fini della promunzia, in tema di attualità di collegamenti con la criminalità organizzata e di pericolo del loro ripristino". Da qui il rinvio al tribunale di Sorveglianza perché, alla luce di queste prescrizioni e facendo tutti gli accertamenti necessari, vagli se effettivamente Biondo ha diritto al permesso premio oppure no.
 

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