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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Mafia

Il traffico di droga gestito nel box di lamiere del boss Nino Rotolo, dopo 17 anni 4 condanne definitive

La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del capomafia di Pagliarelli, ma anche del suo "delfino" Gianni Nicchi e di altri due imputati. Il processo, celebrato con l'abbreviato, si basa su intercettazioni del 2005 in cui si parlava di roba "bianca che si sfarina" e di "chili di cocaina per iniziare a lavorare"

Parlavano di roba "bianca che si sfarina" e più esplicitamente di soldi e di "chili di coca per cominciare a lavorare". Erano tutti intercettati nel box di lamiere di via Ur, in cui il boss di Pagliarelli Nino Rotolo era però convinto di poter sfuggire alle microspie, e adesso - a 17 anni da quelle conversazioni - per il capomafia, per il suo "delfino", Gianni Nicchi, per Carmelo Cancemi e Salvatore Sorrentino le condanne per traffico di droga diventano definitive.

La Cassazione venerdì sera ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, confermando così la sentenza emessa con il rito abbreviato nei mesi scorsi dalla prima sezione della Corte d'Appello (presieduta da Maria Elena Gamberini). Una sentenza con la quale erano state ridotte le pene rispetto al primo grado perché i giudici avevano ritenuto insussistente il reato di associazione a delinquere. Nello specifico, Rotolo, Nicchi, Cancemi e Sorrentino dovranno scontare altri 7 anni e 4 mesi di reclusione. Il gup, il 27 marzo del 2018, aveva inflitto invece a ciascuno 12 anni e 8 mesi di carcere.

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Il processo che ora si è definitivamente chiuso nasce da molto lontano: è infatti uno stralcio della maxioperazione "Gotha", che risale addirittura al 2006, per il quale la Procura aveva inizialmente chiesto l'archiviazione. Solo dopo tantissimi anni erano arrivati i rinvii a giudizio. Il procedimento si basa su una serie di intercettazioni captate nel box di Rotolo. Era Nicchi per esempio a dire che "c'era la possibilità di mandarti 5, 10 chili e cominciamo a lavorare, ti mandiamo i picciotti, ci sono 36 mila euro". In un'altra circostanza era Cancemi a lamentarsi della scarsa qualità della sostanza: "Minchia è asciutta come un osso... fina, fina, fina... quando la stringo si sfarina".

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Per i giudici d'appello "la compartecipazione degli imputati nell'attività (il traffico di droga, ndr) si ricava proprio dal contenuto delle intercettazioni e dai correlati servizi di osservazione, che hanno consentito di rilevare la compresenza degli stessi all'interno del box in lamiera di Rotolo". Ma - avevano spiegato nelle motivazioni della sentenza - non sussiste il reato associativo perché "non si ravvisa l'esistenza di un'autonoma struttura organizzativa diretta allo smercio di sostanze stupefacenti".

Per i giudici, il traffico di droga "rappresenta uno dei settori cui i predetti, sotto la direzione di Rotolo, si sono dedicati nell'interesse e per conto della famiglia mafiosa di Pagliarelli ed attraverso il quale hanno nutrito la cassa comune del sodalizio mafioso, senza che le medesime condotte possano, invece, assumere quella necessaria autonomia, soprattutto a livello organizzativo, per poter ritenere integrata una diversa e parallela fattispecie associativa".

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