Lunedì, 14 Giugno 2021
Mafia Montegrappa-Santa Maria di Gesù / Via Ernesto Basile

Quegli studenti "in pensione" che tornavano all'università per la droga

La storia della famiglia Cottone, pusher di "razza" che gestivano tutto dalla loro residenza strategica, a due passi da viale delle Scienze. Clienti giovani, la maggior parte pendolari, e fidelizzati con forti sconti sulla droga da acquistare

Ignazio Cottone

Mai un "no", perché chi chiedeva la droga era sempre accontentato. Un dogma indistruttibile su cui si basava un mercato immenso, con clienti giovani. La maggior parte degli "acquirenti" era formata da studenti universitari pendolari: da Agrigento e Messina soprattutto. A gestire la piazza dello spaccio era Ignazio Cottone, insieme al figlio Salvatore, e al nipote Dario Accardi. I tre, nel giro di poco tempo, avevano creato una vera impresa a conduzione familiare. Professionalità e puntualità. Bastava rivolgersi al pusher di fiducia, Ignazio Cottone, per essere accontentati.

Palermo resta il supermarket della droga in Sicilia. Ed è facile capirlo anche raccontando uno dei retroscena dell'operazione "Sola andata" che all'alba di oggi ha portato all'arresto di sette persone, sgominando un'organizzazione dedita allo spaccio di cocaina, hashish e marijuana ed operante nel quartiere Montegrappa-Santa Rosalia, a Palermo, e a Monreale e Pioppo. (I NOMI DEGLI ARRESTATI)

I protagonisti erano i Cottone, che fidelizzavano i clienti anche con forti "sconti" e un buon rapporto qualità-prezzo. La loro residenza, nei pressi dell'Università, era strategica. Chi frequentava i viali dell'ateneo sapeva dove andare a rifornirsi. Al punto che molti studenti che avevano già completato il loro percorso di studi, tornavano a comprare la droga dai Cottone, che per tutti erano gli spacciatori di fiducia.

Gli investigatori nelle ultime settimane avevano intensificato il "pressing" attraverso servizi di osservazione, pedinamenti ed intercettazioni ambientali e telefoniche gli investigatori. Una maxi operazione, un lavoro certosino che ha trovato oggi la sua coda finale. Basti pensare che le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia e dal sostituto Diana Russo, sono durate 9 mesi.

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