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Via al processo d'appello alla Cupola mafiosa: alla sbarra 48 imputati, definitive 6 assoluzioni

Si aprirà a febbraio davanti alla seconda sezione nell'aula bunker del Pagliarelli il giudizio di secondo grado per boss e gregari di Cosa nostra che, nel 2018, tentarono di ricostituire la Commissione provinciale

Si aprirà il prossimo 9 febbraio, nell'aula bunker del carcere Pagliarelli, il processo d'appello alla "Cupola" di Cosa nostra, ovvero a 48 imputati coinvolti nel blitz dei carabinieri di dicembre del 2018, col quale fu sventato proprio il tentativo di ricostituire la Commissione provinciale di Palermo, dopo la morte al 41 bis del "capo dei capi" Totò Riina, che l'aveva governata per un quarto di secolo.

Il processo è stato assegnato alla seconda sezione della Corte d'Appello per gli imputati che in primo grado avevano scelto il rito abbreviato, che si concluse poco meno di un anno fa, il 3 dicembre, con 46 condanne e 9 assoluzioni emesse dal gup Rosario Di Gioia. Il giudice aveva in buona parte accolto le richieste del procuratore capo Francesco Lo Voi, dell'aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Amelia Luise (oggi alla Procura europea), Francesca Mazzocco, Dario Scaletta, Bruno Brucoli e Gaspare Spedale. Intanto diventano definitive 6 assoluzioni che l'accusa non ha impugnato

Alla sbarra ci saranno Settimo Mineo, il vecchio boss di Pagliarelli che avrebbe dovuto guidare la nuova Cupola, già condannato a 16 anni, ma anche (in rigoroso ordine alfabetico), Stefano Albanese (9 anni e 2 mesi), Filippo Annatelli (13 anni e 4 mesi), Giuseppe Bonanno (5 anni e 8 mesi), Carmelo Cacocciola (7 anni), Giovanni Cancemi (8 anni), Francesco Caponetto (13 anni e 4 mesi), Giovanna Comito (un anno e 8 mesi pena sospesa), Giuseppe Costa (9 anni), Maurizio Crinò (10 anni), Filippo Cusimano (9 anni e 4 mesi), Rubens D'Agostino (10 anni), Gregorio Di Giovanni (15 anni e 4 mesi), Filippo Di Pisa (8 anni e 8 mesi), Andrea Ferrante (8 anni), Salvatore Ferrante (2 anni e 8 mesi), Vincenzo Ganci (8 anni e 8 mesi), Michele Grasso (8 anni e 8 mesi), Leandro Greco, detto "Michele" e nipote proprio del "papa" di Cosa nostra (12 anni), Marco La Rosa (6 anni e 8 mesi), Gaetano Leto (12 anni e 8 mesi), Erasmo Lo Bello (12 anni), Calogero Lo Piccolo, figlio del "barone di San Lorenzo", Salvatore (27 anni in continuazione), Michele Madonia (8 anni e 8 mesi), Giusto Francesco Mangiapane (8 anni), Matteo Maniscalco (6 anni e 8 mesi), Antonio Giovanni Maranto (2 anni), Luigi Marino (6 anni e 8 mesi), Fabio Messicati Vitale (12 anni), Giovanni Salvatore Migliore (8 anni e 8 mesi), Salvatore Mirino (9 anni e 4 mesi), Domenico Nocilla (9 anni e 8 mesi), Salvatore Pispicia (12 anni), Gaspare Rizzuto (12 anni e 4 mesi), Michele Rubino (10 anni e 8 mesi), Giovanni Salerno (10 anni e mezzo), Salvatore Sciarabba (14 anni), Giuseppe Serio (13 anni e 4 mesi), Giovanni Sirchia (8 anni), Salvatore Sorrentino (12 anni e 8 mesi), Salvatore Troia (9 anni), e i pentiti Filippo Salvatore Bisconti (6 anni), Francesco Colletti (6 anni e mezzo), Domenico Mammi (2 anni) e Sergio Macaluso (2 anni).

La Procura ha anche impugnato tre assoluzioni, quelle di Massimo Mulè (difeso dagli avvocati Giovanni Castronovo e Marco Clementi), Giusto Sucato (difeso dall'avvocato Domenico La Blasca) e Nicolò Orlando (assistito dall'avvocato Domenico Cacocciola). 

Diventano dunque definitive le assoluzioni sancite in primo grado per Giacomo Alaimo, Gioacchino Badagliacca, Giusto Giordano (assistito dall'avvocato Salvatore Gugino), Rosolino Mirabella (difeso dagli avvocati Castronovo e Silvana Tortorici), Andrea Mirino (difeso dall'avvocato Amalia Imbrociano) e Pietro Scafidi.
 

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