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"Boss mafiosi lasciano il 41 bis grazie al virus", padrini dal carcere duro ai domiciliari?

Il giudice di sorveglianza del tribunale di Milano ha concesso la pena alternativa al capomafia palermitano Francesco Bonura, uno dei "colonnelli" di Bernardo Provenzano. A stretto giro potrebbero seguirlo nomi del calibro di Salvatore Lo Piccolo, Leoluca Bagarella, Pippo Calò

Sono stati riconosciuti colpevoli di associazione mafiosa, alcuni di loro sono ritenuti autori di omicidi, estorsioni, violenze, di avere pilotato appalti pubblici, sono considerati esponenti di spicco di Cosa nostra e per loro i giudici avevano stabilito il regime del 41 bis: ovvero il carcere duro e per legge non possono usufruire di pene alternative. Fino a oggi. Fino a un decreto e una circolare emanati per fare fronte all'emergenza Coronavirus nelle carceri. Il giudice di sorveglianza ha concesso gli arresti domiciliari, sostenendo i motivi di salute, al capomafia di Palermo Francesco Bonura, 78 anni. E' considerato uno dei boss più influenti ed è stato condannato definitivamente per associazione mafiosa a 23 anni. Il collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta lo definiva un mafioso “valoroso”. È stato uno degli imputati del primo maxi processo a Cosa nostra, dove è stato condannato.

Boss e polemiche: il virus non c'entra e non spalanca le porte del 41bis

E adesso, tra i boss che potrebbero ottenere lo stesso beneficio, c'è anche Leoluca Bagarella: l'uomo responsabile di alcune pagine buie della storia italiana come l'omicidio di Boris Giuliano, la strage di Capaci e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. La notizia, anticipata da alcune testate giornalistiche, è stata confermata e rilanciata dal leader della Lega Matteo Salvini nella tarda serata di ieri con un video su Facebook. "Ne stanno combinando di tutti i colori nel nome del virus - tuona - ma questa è una vergogna nazionale, Francesco Bonura, capomafia di Palermo, condannato a 23 anni, uomo di Porovenzano al 41bis, è uscito perché rischiava di ammalarsi. sono incazzato nero. Ora è ai domiciliari, in casa con la moglie. Rischiano di tornare a casa personcine come Nitto Santapaola, Pippo Calò, Leoluca Bagarella". Per Salvini "Non si possono cancellare decenni di lotta alla mafia nel nome del virus, con un decreto del governo, che è una vergogna nazionale, li fermeremo fuori e dentro il Parlamento. Io non ci sto. Spero che chi è al Quirinale intervenga, la lotta alla mafia Mattarella la conosce sulla sua pelle".

Salvini: "Cancellare decenni di lotte per il virus è vergogna nazionale"

boss Bonura Ansa-2La scarcerazione di Bonura (foto a sinistra) arriva dopo che il 21 marzo scorso il Dap (Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria) ha inviato a tutti i direttori delle carceri una circolare con la quale invitava a comunicare, per l'emergenza Covid-19, "con solerzia alla Autorità giudiziaria, per le eventuali determinazioni di competenza", il nominativo di quei detenuti che hanno più di 70 anni e sono affetti da determinate patologie. 

Solo tre giorni prima è stato emanato il decreto "Cura Italia", in cui si prevede una possibilità di scarcerazione e detenzione domiciliare per determinate categorie di detenuti. In particolare c'è il via libera agli "arresti domiciliari per i detenuti che abbiano una condanna non superiore a 18 mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena". Lo scopo è quello di limitare la possibile diffusione del virus nelle carceri. Nei documenti però non si pone una distinzione tra detenuti in regime "normale" e quelli al 41 bis che, per la gravità dei rati commessi, hanno molte più limitazioni. 

Bonura, adesso ai domiciliari, è stato uomo assai fidato di Provenzano, ha gestito il racket, ed è stato uno dei più facoltosi costruttori della città. Il suo patrimonio è stato confiscato. Insieme al boss Nino Rotolo e al medico Antonino Cinà, faceva parte della triade che dai mandamenti di Pagliarelli, dell’Uditore e di San Lorenzo guidava Cosa nostra subito dopo l’arresto di Bernardo Provenzano. L’ultima volta fu arrestato nel giugno del 2006 nell’inchiesta Gotha. Il giudice di sorveglianza gli ha concesso gli arresti in casa sostenendo i motivi di salute e sottolineando “siffatta situazione facoltizza” il magistrato “a provvedere con urgenza al differimento dell'esecuzione pena”. Ed escludendo il pericolo di fuga lo ha inviato a casa a Palermo, dove gli ha prescritto che "non potrà incontrare, senza alcuna ragione, pregiudicati" e inoltre, "lo autorizza" ad uscire da casa, ogni volta che occorrerà "per motivi di salute" anche dei familiari.

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E adesso potrebbero seguire le sue orme anche i boss Leoluca Bagarella (che sta spingendo da tempo per avere gli arresti in casa) i Bellocco di Rosarno, Pippo Calò, Benedetto Capizzi, Antonino Cinà, Pasquale Condello, Raffaele Cutolo, Carmine Fasciani, Vincenzo Galatolo, Teresa Gallico, Raffaele Ganci, Tommaso Inzerillo, Salvatore Lo Piccolo, Piddu Madonia, Giuseppe Piromalli, Nino Rotolo, Benedetto Santapaola e Benedetto Spera.

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